..e credo di essere anormale, ebbene non lo so

Allora dovete sapere che nell’ultimo mese sono stato ben tre volte dal medico di famiglia.
Le ultime due è successa una cosa curiosa, ai limiti della normalità; ma del resto dal medico succedono cose come queste, quindi ormai ci sono abituato.
Comunque, succede esattamente ciò che segue.
Dovete sapere che per ritirare una ricetta per medicinali vari (sapete, quelle cose di cui si nutrono gli anziani… tipo “due etti di cardioaspirina e un filone di supposte grazie!“) basta aspettare che il paziente che è dentro esca; il medico ha già pronte le ricette, stampate alla mattina, come da richieste ritirate il giorno prima da una apposita cassettina.
Ottimo metodo per non far aspettare ore chi in realtà deve ritirare solo un foglio.
Allora dicevo, queste due volte è entrato un tizio, ovviamente vecchio (chevvelodicoaffà).
Gente seduta, chi si sventola giornali per il caldo, chi li legge, chi si spulcia le unghie dei piedi (…)
‘Sto tizio, che deve appunto solo ritirare la ricetta, esordisce con: “C’è la dottoressa???

Cioè, ma ti pare che stiamo aspettando l’autobus per Parma? O che siamo qua per apprezzare reciprocamente le nostre fetide ascelle? Cos’è, una gara e chi ride prima ha perso? MA SEI BEOTA???
No davvero, non ho parole.
E per finire, per ben due volte ho beccato l’informatore scientifico del farmaco. La prima volta è passato davanti a tutti, tranne a un vecchietto che s’è incazzato a bestia diventanto il paladino della sala d’aspetto, con tanto di onorificenza quale martire della resistenza armata proletario-sanitaria. La seconda volta, oggi, stranamente non ha detto niente e s’è fatto la sua fila.
Comunque non è finita qui, mi aspettano altre esilaranti avventure nel magico mondo delle sale d’aspetto…

Questa mattina sono tornato dal medico per la seconda volta in una settimana, diciamo per sbrigare alcune faccende veloci, tipo consegnare risposte specialistiche. Niente visite, niente problemi, i classici cinque minuti per inserire a computer la situazione clinica.
Cose per le quali avrei potuto chiedere di scavalcare la fila infinita (già alle 8:30 del mattino, per dire eh) e invece io che non sono un giovine d’oggi, ho atteso (im)pazientemente il mio turno.
Mannaggia la pupazza quando m’è venuto in mente di rispettare la coda.
Intanto s’è creato un ambiente altamente soffocante, fate conto che sembrava di essere su un autobus all’ora di punta, mancavano solo i classici manicotti “attaccati al tram” penzolanti dal soffitto.

Vi lascio immaginare questi ottantenni scatarrosi e malaticci… avrei preferito di gran lunga ascelle puzzone. Va beh, mi dico, un buon modo per tenere allenato il mio sistema immunitario.
L’incazzatura giunge però quando in circa una decina (e non sto scherzando) chiedono di poter passare avanti, uno perchè ha da ritirare la ricetta, uno perchè ha la risposta, uno perchè ha la domanda, e io come un pirla a star lì due ore. Ovvio.
E poi ci sono quelli che fanno finta di essere incazzati per il tempo che stanno perdendo, che in genere se ne escono con la frase ah ma io comunque faccio presto.
Dadadadaaaan.
Non l’avessero mai detto, ‘tacci loro, venti minuti di visita.

Arriva anche l’informatrice scientifica sul farmaco, anche detta qui da noi la scassapalle (traduco per chi non capisse: la scassapalle).
Anche lei, certo, ha bisogno di cinque minuti, ma se sapesse di quanto avrei bisogno io di uscire da quella stanza…
Tra una cosa e l’altra ho perso il mio buon umore nell’ascoltarmi le storielle dei vecchiazzi pensionati e/o morenti.
Tradendo la mia generale buona educazione mi sono stufato di salutare tutti con ‘ngiorno e mi sono messo a mormorare tra le labbra cose tipo film porno o buonporco o contorno puntando sull’assonanza delle parole.

Aggiungiamo il fatto che fuori ci sono i pinguini che passeggiano in mezzo alla nebbia e comprendiamo quindi che mattinata di merda m’è toccato sopportarmi.
Mi sento troppo massaia e ciò non va per nulla bene.

fila
[nella foto: la fila di stamattina; io sono quello là in fondo]

Ieri mattina ho accompagnato mia nonna a fare una visita dermatologica di controllo in una ASL di zona, quei complessi di ambulatori situati fuori città che servono più paesi, e hanno le sembianze di grosse sale d’aspetto dei comuni medici di famiglia.
Sì perchè entrando non puoi fare a meno di salutare circa una decina di persone (almeno, questo ha fatto mia nonna).
Io invece mi sono limitato a notare che l’età media dei partecipanti a questa curiosa attività (cioè quella della visita ambulatoriale) superava il secolo in molti casi; e quando ci sono dei vecchietti in giro è sempre uno spasso!
La prima fase dell’amicizia col vecchio è l’indicazione.
Basta un “mi scusi signora dove posso trovare l’ambulatorio 17?” che subito l’interpellata parte a ruota libera snocciolandoti tutti gli ambulatori della ASL, completi di nomi dei medici, orari e affidabilità. Tipo “‘cla vaga mia dal dotòr DeCincistrallis, cl’è miga ‘n gran dotòr par me còònt!” [trad: non vada mica dal dottor Rossi (sì, la memoria non è il loro forte) che non è un gran dottore a mio modesto parere]
Poi scatta la fase del posto a sedere, e lì bisogna stare molto attenti, perchè in un certo senso sei la vittima, la vittima che si sta scegliendo in diretta il proprio carnefice. Trovi il signore distinto, rigorosamente con cappello, giacca elegante, con la prenotazione pronta in mano. Pensi “è la persona giusta, questo fa per me, non mi sfrangerà i coglioni”.
Invece improvvisamente, turbando la tua serenità psicofisica, sbotta (con voce balbettante e assolutamente catarrale) in un “lei che è giovane cosa ci fa qua?“; bene, insceno una spiegazione con tanto di gestualità accentuata, dicendo “LEI (indico con due braccia mia nonna) è mia nonna e deve fare una visita dermatologica, e io l’ho accompagnata“. Pare aver capito, e pare anche avermi preso in simpatia, tanto che riesce a chiedermi di dove sono, cosa faccio nella vita, chi sono i miei parenti e se sono venuto in macchina (mmm no, sa, ho parcheggiato l’elicottero qui sul tetto eeehhh).
Vabbè, poi smette con me e parte con mia nonna, e lì è fenomenale perchè la prima cosa di cui si parla sono i MORTI; se non sai chi è morto ultimamente sei assolutamente out, è un po’ come per noi giovani portare i pantaloni a vita alta, sei escluso dal gruppo.
Mia nonna, da esperta di ultime pagine dei giornali quale è, dimostra una certa capacità nel destreggiarsi tra la death-parade dell’ultima settimana, e mi fa fare un’egregia figura davanti al nonnetto che pensava di saperla solo lui. Tiè, nonnetto dimmerda, fregato.
Secondo argomento sono i mali; infatti il motto dei vecchi è che non tutti i mali vengono per nuocere, alcuni vengono solo per far parlare di sè; si assiste ad una divertente scenetta, un botta e risposta a chi ne ha di più, e ovviamente una gara tra chi rimarrà per più tempo all’interno dell’ambulatorio (più tempo = situazione più grave = ho vinto io, 2-0 nonnetto dimmerda t’ho fregato ancora).
Ebbene tutto ciò prosegue fino alla Chiamata, ovvero il momento in cui rimango solo col vecchio che cerca di appigliarsi a qualche altro sterile argomento, del tipo “allora giovedì mettono neve“, ma io non raccolgo la provocazione e taglio corto a qualunque tentativo di approccio.
Finalmente la grandmother finisce la visita e tutto si conclude nel migliore dei modi, cioè con i vari saluti “eh speriamo di vederci, anche se vedersi qua dentro non è mai bello, ma finchè ci si vede almeno…“.
Finisce qui la prima e unica parte del documentario “Gioventù alla carica” :D