..e credo di essere anormale, ebbene non lo so
Sì no cosa avete capito.
Ho fatto la mia prima lavatrice; lo so, siete fieri di me.
La seconda è in fase di andamento, secondo una rigorosissima coda RIRO (per chi non lo sapesse, le due code più famose sono LIFO, Last-In First-Out, e FIFO, First-In First-Out), che sta per Random-In Random-Out; consiste praticamente nel pescare panni sporchi a caso dal cestone, senza riguardo delle mutande che ivi giacciono da una decina di giorni, e magari a favore della maglietta appena depositata.
Il prossimo upgrade sbloccherà il mistero dei colori, con le nuove feature di temperatura di lavaggio, macchie su colorati, additivi.
Come dice signora mia? Stir-chè? Una volta asciutti non è finito il gioco?
Sale la febbre da mondiali di calcio.
E si sa, quando sale la febbre, si inizia a delirare.
Ecco infatti in anteprima per voi la tamarrata destinata all’italiota medio, l’inutile accessorio simbolo del patriottismo calciofilo, l’ennesima omologazione del triste zombismo da mondiali, che affligge puntualmente ogni quattro anni, per un mese, il popolo dello stivale:

Orologio “Too Late”, quel coso che hanno preso un anello di caucciù, il digitale del Dixan anni ’90, e alla modica cifra di diciotto euro ne hanno cavato fuori l’inutile moda dell’estate 2009; ora rinnovato, cioè no, l’hanno solo prodotto in azzurro.
Più…
Tris di braccialetti sempre in gommaccia, verde bianca e rossa, da abbinare all’orologio, per far sapere a tutto il mondo quanto siamo gli sfigati dell’occidente, i buzzurri dell’europa, i soliti pizza pizza marescià.
Tenetevi pronti, inizia lo sciò.
Personalmente non provo “profondo cordoglio” per i due soldati morti nell’attentato in Afganistan.
Per quattro semplici motivi:
1) Sono soldati, mica cassiere del cinema.
2) Sono in guerra, anche se tutti ci fanno credere che stan là per farsi l’abbronzatura e trovarsi pronti per la prova costume 2010.
3) Hanno scelto loro di andarci, ad esempio la casalinga di Voghera già ha un rischio-vita leggermente più basso, se togliamo il mischiare la candeggina con l’acetone per le unghie.
4) Sono pagati per star là ed esportare un po’ di uranio impoverito.
Ah, prima che arrivi Capezzone sul mio blog, lo precedo e dico: no, non ce ne fotte un cazzo della difesa della democrazia. Anzi, pensiamo ogni tanto a casa nostra, che di democrazia ce ne sarebbe davvero bisogno, nel senso etimologico del termine.

Qualche giorno fa, a Firenze.
Non ho suonato veramente, cosa credete.
Mica erano le 8:00 di una domenica mattina…
Solamente:
-Stanchino
-Un po’ impegnato
-Scazzo diffuso, personale e anche verso lo mondo intiero
Poi tra poco vacanza, breve ma intensa.
Poi boh.
Allora, c’è questa cosa che pare siano le elezioni regionali. E io sono profondamente in crisi, come probabilmente molti tra gli italiani che riescono ancora a distinguere un telegiornale da una pubblicità dello Svelto piatti all’aceto.
Qua in Emilia Romagna i candidati presidenti sono quattro: quello uscente è dell’area di centro sinistra, poi c’è la sfidante, campionessa regionale di soffoconi con risucchio per l’area di centro destra, e poi i due outsiders, ovvero il sostenitore della lista Cinque Stelle di Grillo e quello di Casini.
Piccola premessa: ho pensato alle alternative.
La prima è starmene a casa. Ma non ci riesco. Ormai, con il lavoro che (saltuariamente) faccio, sono troppo “dentro” la macchina elettorale. Mi sembra quasi di predicare bene e razzolare male. Inoltre ci sarebbe tutto un discorso che vi evito per fortuna vostra, e che tratta del diritto al voto, della democrazia, del momento più alto del cittadino di fronte allo Stato, del fatto che cazzarola, ce lo siamo conquistato, e qualcuno ci ha pure rimesso le penne nel farlo. Quindi ecco, diciamo che prevale il senso civico, nell’accezione più ampia del termine. Sì, senso civico, quella cosa che non vi permette di capire (cari i miei lettori che si celano nell’ombra pronti ad attentare alla mia vita con una statuetta del Battistero di Parma) perchè saltare una fila è una roba da burinacci della peggior specie. Senso civico, quella cosa che io e pochi altri abbiamo.
Poi, diciamola tutta. Se io non vado a votare, martedì mattina non potrò ricominciare a lamentarmi della disastrosa situazione politica e pure amministrativa d’oggi. Cioè non sarei in diritto capito? Quindi ecco, io voto.
La seconda alternativa è comprare un evidenziatore viola, entrare in cabina, e colorare tutta la scheda. Gesto d’effetto, ma apprezzato al massimo da sei persone. Non ne vale la pena.
La terza alternativa è la scheda bianca. Ma sicuramente una volta entrato in cabina mi direi “embè, tanto valeva stare a casa“. Quindi bocciata anche questa.
Ricapitolando, le alternative non ci sono.
(Ah, piccolo aneddoto del giorno: marito e moglie fanno la residenza da Genova; per una manciata di giorni non rientrano nell’ultima revisione elettorale straordinaria prevista per legge, e quindi sono costretti, se lo vogliono, a votare a Genova; la signora mi dice: “ah beh a questo punto non votiamo“. Avrei risposto volentieri: “ma cazzo, beata te!“; come a dire, almeno c’ho l’alibi)
Andiamo dunque per esclusione dei quattro candidati:
Vasco Errani, presidente uscente. È sostenuto dal PD, dall’IDV, dai Verdi, e poi da un’accozzaglia di roba che vi vado ad elencare: Rifondazione Comunista, Sinistra Europea, Comunisti Italiani, Sinistra ecologia libertà. Già qui come al solito mi cascano le balle che me le trascino sfrigolando scintille per strada. Giova dire che non ho mai votato per quest’area della sinistra; fondamentalmente perchè avrei dovuto fare la conta. Ma davvero esiste QUALCUNO che sa la differenza tra i rifonda e sinistraecologialibertà? O tra i comunisti italiani e la sinistra europea? No davvero, se qualcuno lo sa, son qui, disposto ad imparare.
Il PD… beh, insomma, ormai io con “PD” intendo solo un bel porcoddio. Ecco, l’ho detto. Poi li ho sempre votati, tranne la mia prima volta che comunque votavo DS… ma insomma, basta, ho smesso, ce l’ho fatta.
Bisogna poi dire che Errani sarebbe alla fine del secondo mandato, e mi risulta ci sia una legge del 2004 che impedisce il terzo. Ma si sa, la legge si interpreta, e non vorrei che di questo passo si arrivasse a commettere errori tipo riammettere liste elettorali che hanno pasticciato con tempi e modi attribuendo alla sinistra l’errore materiale del PDL, ovvero l’idiozia. Ah no, scusate, tutto ciò è già successo.
Insomma, Errani a casa, c’hai uno stipendio che ormai ti puoi comprare Ravenna e farti un cesso coi mosaici, quindi basta.
Poi vabbè, ovviamente vincerà lui (se c’è una cosa certa, è questa).
Anna Maria Bernini è la candidata del PDL, Lega, La Destra.
Dai su, non scrivo niente, qua si sfonda una porta aperta. Poi probabilmente già lei è sfondata, cioè, evitiamo.
Gian Luca Galletti, candidato per l’UDC. Amen.
Giovanni Favia, candidato per la Lista 5 Stelle di Grillo.
Ecco, questa in realtà sarebbe la lista più appetibile.
Lista assolutamente non (solo) di sinistra, ma in questo momento è una preoccupazione che non mi tocca.
Infatti se ci pensiamo bene, ma poi neanche tanto, tutta la merda che sta lì a governarci è assolutamente trasversale fra destra e sinistra. In questo preciso momento storico non me ne frega più di tanto se il tal candidato “x” c’ha il sangue rosso o nero, azzurro o verde. Se è per una politica vagamente trasparente, che cioè non è utilizzata solamente per 1) far soldi, 2) andare a zoccole facilmente, 3) evitare di finire in galera grazie alle tette di Barbara D’Urso che innescano un meccanismo di captatio benevolentiae di fronte allo spettatore che si rincoglionisce e perdona al padrone morale di quelle tette qualche sgarro (ma proprio qualche eh), allora ben venga. Solo dopo questa “purificazione” molto mistica (mistica perchè tanto col cazzo che avverrà) potrò discernere in mezzo a persone che hanno almeno la dignità di sedere lì dove stanno, il mio candidato che risponde, tra le altre cose, alla mia ideologia che stà lì, un po’ a manca. Beh insomma, ci sono troppe virgole nella frase precedente, ma fa lo stesso.
Il fatto è che… non sono convinto al 100% di questo ragionamento. La verità è che per la prima volta mi trascinerò tutti questi dubbi fino al seggio (so già che ci andrò moooolto lentamente, che ho pure la sfiga che ce l’ho qui vicino), e solo in quel momento mi rivolgerò al Presidente, tirerò fuori la tessera elettorale, un documento, ed esclamerò, fiero e pieno di soddisfazione:
Eccomi, sono qui, pronto a esercitare il mio diritto di vo(mi)to!.
E voi? Esprimete in questo seggio virtuale la vostra opinione. Ah, le parolacce valgono.

… non so più fare a meno del tuo profumo [cit., dietro la foto
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