…e credo di essere anormale, ebbene non lo so
Io davvero, non riesco a capacitarmi.
Sul Feisbuc capita spesso che io scriva status divertenti o decisamente politically scorrect o palesemente ironici o dichiaratamente nonsense o che so io.
Gli “amici” destroidi tendono spesso a starmi alla larga (peccato, nascerebbero interessanti discussioni), ma quando partecipano è la morte della comunicazione.
Davvero, riescono a zittirmi con quella loro capacità di non dire un cazzo usando una frase fatta.
Travisando totalmente il senso di quello che scrivo, cosa che Giacomo, nipote prediletto di ben 3 anni e mezzo, saprebbe già decifrare.
E allora via di:
-voi che vi dichiarate democratici, insomma, un po’ di rispetto!
(capisco che esprimere un’opinione non conforme alla visione benpensante susciti un moto di orrore, a meno che l’opinione non sia diretta a chi ha cantato nel serale di ieri facendo quello stupendo passo a due nella coreografia)
-se le cose vanno male è perchè c’è sempre questo disfattismo generale!
(giustamente, e poi l’ha detto anche Barbara D’Urso, quindi stica se c’hai ragione!)
-voi, che siete soltanto dei radical chic (???)
(credono sia un insulto; io non so neanche cosa voglia dire, è come se mi dicessero “ma tu sei proprio un sarmiatore nella tresbia!“, uguale)
E a questo punto mi arrendo; io, che non sono neanche tanto radical e proprio lontano dallo chic, tiro un lungo sospirone, penso a quello che devo scrivere, e partorisco la rispostina da elementari, che fa lo spiegone dello status incompreso.
(ogni riferimento a fatti accaduti o persone esistenti è drammaticamente reale)

Perchè se finisce la carta igienica te la cavi comunque egregiamente.
Personalmente non provo “profondo cordoglio” per i due soldati morti nell’attentato in Afganistan.
Per quattro semplici motivi:
1) Sono soldati, mica cassiere del cinema.
2) Sono in guerra, anche se tutti ci fanno credere che stan là per farsi l’abbronzatura e trovarsi pronti per la prova costume 2010.
3) Hanno scelto loro di andarci, ad esempio la casalinga di Voghera già ha un rischio-vita leggermente più basso, se togliamo il mischiare la candeggina con l’acetone per le unghie.
4) Sono pagati per star là ed esportare un po’ di uranio impoverito.
Ah, prima che arrivi Capezzone sul mio blog, lo precedo e dico: no, non ce ne fotte un cazzo della difesa della democrazia. Anzi, pensiamo ogni tanto a casa nostra, che di democrazia ce ne sarebbe davvero bisogno, nel senso etimologico del termine.
Allora, c’è questa cosa che pare siano le elezioni regionali. E io sono profondamente in crisi, come probabilmente molti tra gli italiani che riescono ancora a distinguere un telegiornale da una pubblicità dello Svelto piatti all’aceto.
Qua in Emilia Romagna i candidati presidenti sono quattro: quello uscente è dell’area di centro sinistra, poi c’è la sfidante, campionessa regionale di soffoconi con risucchio per l’area di centro destra, e poi i due outsiders, ovvero il sostenitore della lista Cinque Stelle di Grillo e quello di Casini.
Piccola premessa: ho pensato alle alternative.
La prima è starmene a casa. Ma non ci riesco. Ormai, con il lavoro che (saltuariamente) faccio, sono troppo “dentro” la macchina elettorale. Mi sembra quasi di predicare bene e razzolare male. Inoltre ci sarebbe tutto un discorso che vi evito per fortuna vostra, e che tratta del diritto al voto, della democrazia, del momento più alto del cittadino di fronte allo Stato, del fatto che cazzarola, ce lo siamo conquistato, e qualcuno ci ha pure rimesso le penne nel farlo. Quindi ecco, diciamo che prevale il senso civico, nell’accezione più ampia del termine. Sì, senso civico, quella cosa che non vi permette di capire (cari i miei lettori che si celano nell’ombra pronti ad attentare alla mia vita con una statuetta del Battistero di Parma) perchè saltare una fila è una roba da burinacci della peggior specie. Senso civico, quella cosa che io e pochi altri abbiamo.
Poi, diciamola tutta. Se io non vado a votare, martedì mattina non potrò ricominciare a lamentarmi della disastrosa situazione politica e pure amministrativa d’oggi. Cioè non sarei in diritto capito? Quindi ecco, io voto.
La seconda alternativa è comprare un evidenziatore viola, entrare in cabina, e colorare tutta la scheda. Gesto d’effetto, ma apprezzato al massimo da sei persone. Non ne vale la pena.
La terza alternativa è la scheda bianca. Ma sicuramente una volta entrato in cabina mi direi “embè, tanto valeva stare a casa“. Quindi bocciata anche questa.
Ricapitolando, le alternative non ci sono.
(Ah, piccolo aneddoto del giorno: marito e moglie fanno la residenza da Genova; per una manciata di giorni non rientrano nell’ultima revisione elettorale straordinaria prevista per legge, e quindi sono costretti, se lo vogliono, a votare a Genova; la signora mi dice: “ah beh a questo punto non votiamo“. Avrei risposto volentieri: “ma cazzo, beata te!“; come a dire, almeno c’ho l’alibi)
Andiamo dunque per esclusione dei quattro candidati:
Vasco Errani, presidente uscente. È sostenuto dal PD, dall’IDV, dai Verdi, e poi da un’accozzaglia di roba che vi vado ad elencare: Rifondazione Comunista, Sinistra Europea, Comunisti Italiani, Sinistra ecologia libertà. Già qui come al solito mi cascano le balle che me le trascino sfrigolando scintille per strada. Giova dire che non ho mai votato per quest’area della sinistra; fondamentalmente perchè avrei dovuto fare la conta. Ma davvero esiste QUALCUNO che sa la differenza tra i rifonda e sinistraecologialibertà? O tra i comunisti italiani e la sinistra europea? No davvero, se qualcuno lo sa, son qui, disposto ad imparare.
Il PD… beh, insomma, ormai io con “PD” intendo solo un bel porcoddio. Ecco, l’ho detto. Poi li ho sempre votati, tranne la mia prima volta che comunque votavo DS… ma insomma, basta, ho smesso, ce l’ho fatta.
Bisogna poi dire che Errani sarebbe alla fine del secondo mandato, e mi risulta ci sia una legge del 2004 che impedisce il terzo. Ma si sa, la legge si interpreta, e non vorrei che di questo passo si arrivasse a commettere errori tipo riammettere liste elettorali che hanno pasticciato con tempi e modi attribuendo alla sinistra l’errore materiale del PDL, ovvero l’idiozia. Ah no, scusate, tutto ciò è già successo.
Insomma, Errani a casa, c’hai uno stipendio che ormai ti puoi comprare Ravenna e farti un cesso coi mosaici, quindi basta.
Poi vabbè, ovviamente vincerà lui (se c’è una cosa certa, è questa).
Anna Maria Bernini è la candidata del PDL, Lega, La Destra.
Dai su, non scrivo niente, qua si sfonda una porta aperta. Poi probabilmente già lei è sfondata, cioè, evitiamo.
Gian Luca Galletti, candidato per l’UDC. Amen.
Giovanni Favia, candidato per la Lista 5 Stelle di Grillo.
Ecco, questa in realtà sarebbe la lista più appetibile.
Lista assolutamente non (solo) di sinistra, ma in questo momento è una preoccupazione che non mi tocca.
Infatti se ci pensiamo bene, ma poi neanche tanto, tutta la merda che sta lì a governarci è assolutamente trasversale fra destra e sinistra. In questo preciso momento storico non me ne frega più di tanto se il tal candidato “x” c’ha il sangue rosso o nero, azzurro o verde. Se è per una politica vagamente trasparente, che cioè non è utilizzata solamente per 1) far soldi, 2) andare a zoccole facilmente, 3) evitare di finire in galera grazie alle tette di Barbara D’Urso che innescano un meccanismo di captatio benevolentiae di fronte allo spettatore che si rincoglionisce e perdona al padrone morale di quelle tette qualche sgarro (ma proprio qualche eh), allora ben venga. Solo dopo questa “purificazione” molto mistica (mistica perchè tanto col cazzo che avverrà) potrò discernere in mezzo a persone che hanno almeno la dignità di sedere lì dove stanno, il mio candidato che risponde, tra le altre cose, alla mia ideologia che stà lì, un po’ a manca. Beh insomma, ci sono troppe virgole nella frase precedente, ma fa lo stesso.
Il fatto è che… non sono convinto al 100% di questo ragionamento. La verità è che per la prima volta mi trascinerò tutti questi dubbi fino al seggio (so già che ci andrò moooolto lentamente, che ho pure la sfiga che ce l’ho qui vicino), e solo in quel momento mi rivolgerò al Presidente, tirerò fuori la tessera elettorale, un documento, ed esclamerò, fiero e pieno di soddisfazione:
Eccomi, sono qui, pronto a esercitare il mio diritto di vo(mi)to!.
E voi? Esprimete in questo seggio virtuale la vostra opinione. Ah, le parolacce valgono.
Questa ho già provveduto a mandarla a photoshopdisasters (vergognandomi tra l’altro di essere un italiano, ma vabbè). Aggiornerò il post con il link nel caso vorranno pubblicarla.

[via San Precario; cliccate sull'immagine per ingrandire e inorridire]
Per chi non lo sapesse, qualche giorno fa è uscito in edicola Noi Amiamo Silvio, il libro di propaganda filogovernativa che contiene questo e anche ben altro della vagonata di cazzate, falsità e buffonate che ogni giorno la premiata ditta di associati a delinquere ci propone.
Ho già scritto anche a Studio Aperto, si sa che loro sulle stronzatine di internet ci campano per metà tg; ho però l’impressione che la mia segnalazione cadrà miseramente nel dimenticatoio. Del resto probabilmente il macaco dell’Antartide e i combattimenti clandestini di scarafaggi da fogna sono molto più importanti.
edit: pubblicato puntualmente su PSD; grazie! Il commento più bello è questo: “fake photo for fake politics. Please come to Italy and save us”; leggetevi anche gli altri, sono un buon termometro della visione dell’Italia dal resto del mondo.
Da Studio Aperto invece nessuna risposta; i calabroni del Madagascar stanno rischiando l’estinzione!
Ci ho preso gusto, lo ammetto.
Stavolta ho risposto; perchè voglio sentire le loro unghiette stridere sugli specchi; mi piace quel rumore!

La foto è ovviamente conosciutissima, ha fatto il giro di Facebook e social cosi in generale (tra l’altro vecchia di “soli” tre mesi).
Il video, che è questo, o nessuno l’ha visto, o nessuno ne parla.
Ma, sempre al di là della questione “le ha guardato il culo o no?” (che poi la risposta è no, stava prendendo sua moglie per mano, che per quanto non possa competere con quel culo mi pare sia una discreta gnocca pure lei), mi preme sottolineare la pochezza del pensiero unico silvioide.
Ormai non sanno più che cazzo dire; sono alla frutta; per distogliere l’attenzione dalla piscina di merda nella quale è caduto il Premier usano l’arma che è loro più consona: le balle.
E di una cosa sono sicuro, non riceverò ovviamente risposta dopo quel video di smentita.
Se anche voi non siete felici se arrivati a sera non avete ancora smerdato un berlusconiano, all’apparire del link incriminato sulla vostra bacheca ribattete con il video che documenta davvero quello che è successo.
Davvero, vi sentirete sollevati.
Sul magico mondo di Facebook, apprendo da amici di amici di amici di amici di nemici, in una discussione chilometrica sul Silvio-house-show, la seguente:

Per chi non lo sapesse, il know-how è il bagaglio di conoscenze e competenze che portano a realizzare un determinato obiettivo.
Know-how è un termine orribile che si potrebbe tradurre in circa quarantotto modi, soprattutto in italiano, ma non voglio soffermarmi su questo.
A suo tempo, durante le numerose interviste nei reality-show in onda alle 20:00 sui principali canali televisivi nonchè al talent-show “Porta a Porta”, Silvio Berlusconi ha usato più di una volta questa felice espressione, tirando fuori riga e righello e mostrando quanto ce l’aveva lungo e bla bla bla.
Normale amministrazione.
Quello che mi fa ridere a crepapelle e allo stesso tempo mi fa provare profonda pena per oltre il 70% degli italiani (così pare, no?), è l’imitare a paperetta e difendere ciecamente l’operato del nostro Criminale del Consiglio, che porta a terrificanti scivoloni come quello che potete leggere poco sopra.
Know-out non vuol dire un cazzo di niente.
Anzi, vuol dire che sei, tu e il tuo 70% di amici idioti, lobotomizzati da tette culi e figa a pacchi da venti, incapace di pensare con la tua testa, incapace di formulare un giudizio obiettivo su ciò che Silvio wannabe immune Berlusconi ha (o non ha) fatto.
Ora potete tornare alle vostre occupazioni; auguro terribili catastrofi sulle vostre case; male che vada, finirete al mare o in campeggio, per poi ritrovarvi una nuova casa costruita con sapiente know-out.




