..e credo di essere anormale, ebbene non lo so

Oggi vado per comprarmi un modem/router wireless con switch integrato, i classici 4 porte LAN + access point wireless, il tutto in salsa ADSL 2 e 2+.
Dopo essermi consultato col Fornaio e aver deciso che il budget non poteva superare i 50 euris, mi oriento sul Digicom Michelangelo (non chiedetemi il modello preciso, non ricordo); lo trovo al Marco Polo, ma per sicurezza controllo anche la roba su Mediaworld.
Vado al Marco Polo, e vedo il triste Michelangelo che costa 5 euro in più che su internet.
Chiedo al commesso e mi risponde che online il prezzo è quello, ma sullo scaffale è normale costi di più.
Tra me e me penso che potrebbero anche scriverci quanto costa la roba in negozio, ti fanno male i ditini a scrivere sulla tastierina? Eh?
Intanto slumo il Netgear DG834Gv4 a 60 euro… sbavo un po’ e penso che no, costa troppo, ma accanto a lui ci sono solo Sitecom, Hamlet (!!!) e DLink.
Deluso piglio la macchina e vado al Mediaworld.
Il Mediaworld è la patria dei commessi imbecilli; scusami, commesso imbecille che lavori al Mediaworld che mi stai or ora leggendo, ma voglio che tu lo sappia. Cioè, renditi conto.
Premettendo che più di una volta mi sono fermato in disquisizioni tennnniche con i “commessi”, per ricavarne meno di un ragno da un buco, questa volta decido che farò tutto da solo.
Vedo un Netgear di un modello precedente, allo stesso prezzo, con inclusa una chiavetta USB wireless; andando a memoria rimembro che sul sito quel Netgear lo facevano a meno.
Grassòn, venga un po’ qua… e chiamo il commesso.
Il dialogo:
io: ciao scusami, ho visto questo Netgear sul sito, e mi ricordavo costasse meno…
commesso: certo, è normale, è un altro shop
[a quel punto penso alla domanda di riserva]
[ma non mi viene]
io: eh?
commesso: se compri online paghi meno, ma tanto poi c’è la spedizione e arrivi a pagare uguale se non di più.
Grugnisco, ringrazio e me ne vado, anche qui a mani vuote.
Comincia a questo punto un pellegrinaggio da una parte all’altra della tangenziale, dove c’è il Technostore (no, non è un rave party). Lascio l’auto dov’è. Mai scelta fu più azzardata.
Sotto il sole delle quattro del pomeriggio sudo come un cavallo da corsa, che neanche Cristo in croce ha patito tanto. Che poi lui non doveva neanche comprarsi un router wireless, tra l’altro.
Arrivo di là, entro (e qui trovo, come in tutti i supermercati, i pinguini con la giacca a vento che battono i denti (beh poi hanno il becco, ma era per dire) per il freddo dell’aria condizionata), e trovo la desolazione. L’ipercoppe svaligiata, manco ci fosse una catastrofe imminente del ciclo Alta Tensione su Italia1. E soprattutto mi chiedo: ma perchè devono svaligiare il reparto informatico?
Torno alla macchina rischiando la disidratazione e mi dirigo verso il Netgear da 60 euri al MarcoPolo.
Che sì, alla fine è stato un buon acquisto (dentro c’è un gran bel sistemino, solido e completo) ma io ero partito per il Michelangelo da 45 euro. Esticazzi ci sta.

Vabbè, funziona tutto, pc fisso, voip, eeepc, adsl stabilissima, valori eccellenti… però che fatica!

Per la serie “l’informatico, in vacanza, rimane un informatico”, vi presento:

banca
Ovvero: Banca Carige di Lavagna (GE), in un attimo di sbarellamento di Internet Explorer.

Ora che il mio color mozzarella diossinata è svanito, posso ricominciare a picchiettare sui tasti.

Ieri pomeriggio ho provato una nuova esperienza.
Sono andato all’Outlet, o come dice mia mamma all’otlét (che tradotto dal dialetto parmigiano starebbe per “otto letti”; ok, sorvoliamo).
Precisamente sono stato al Fidenza Village.

Il complesso commerciale si presenta sotto forma di una Gardaland gratuita; tutta la struttura è una lunghissima galleria di negozi all’aperto, o meglio la galleria non è una galleria, ma un semplice “passaggio scoperto” tra due file infinite di negozi.
I marchi e rispettivi punti vendita li trovate sul sito, sono veramente tanti, andateveli a vedere.
I miei genitori me l’hanno presentato come la fiera delle occasioni, soprattutto in questo periodo di saldi.
In realtà appena arrivato non ho potuto fare a meno di notare prezzi assolutamente “normali” applicati a capi (pur sempre di grandi marche) che erano scontati doppiamente: il primo sconto deriva dal fatto che ci si trova in un outlet (dunque teoricamente le linee presentate sono già vecchie) e il secondo deriva dalla stagione dei saldi in corso.
Cioè, capito, se io vado là e NON trovo una camicia a maniche lunghe, normale, niente di che, sotto i 30 euro, allora il gioco non vale la candela.

Tralasciando il fattore prezzo (per trovare qualcosa di veramente conveniente bisogna passare al setaccio ogni angolo) vorrei soffermarmi sulla fauna da outlet.
L’outlettista-tipo ha l’ascella pezzata e puzzolente, non ti lascia passare, è tamarro, ha il chewing-gum in bocca, chiede al commesso “questa maglietta è da uomo o da donna?” (tanto per capirci dov’è arrivata la moda; comunque).
L’outlettista-tipo fa la coda per entrare da Puma; sì, avete capito bene; subito ho pensato boh, si vede che espongono la sacra sindone, faranno entrare a gruppi. Poi ho capito che una tal massa di gente non ci stava tutta, e il gorillone fuori dal negozio faceva selezione tipo Pineta di Milano Marittima. Son belle cose.
L’outlettista-tipo si sofferma davanti alle mutande di Dolce & Gabbana.

E qui apriamo parentesi tonda, quadra e graffa.
Perchè le mutande D&G hanno un elastico (con scritto sopra D O L C E & G A B B A N A) alto circa 28 cm? C’è un motivo per cui dobbiamo vedere imitatori di costantiniana fattura (e non mi riferisco all’Imperatore) con quest’elastico che arriva sotto le ascelle? Eh? Eh?
(di Dolce & Gabbana ho visto anche un profumo che mi regalò anni fa mia sorella, per la verità molto buono ma a quanto pare anche molto costoso, visto che il boccetto medio si aggirava sui 45 euro; per la cronaca il profumo si chiama “Masculine”; Masculine, di Dolce e Gabbana; un po’ come se il Papa scrivesse un’enciclica intitolata Blasphemy)
Ecco va, chiudiamo le parentesi.

L’outlettista-tipo, dicevo, va anche da Datch.
Datch è quella marca che produce le magliette con scollo a “V” che raggiunge l’ombelico, lasciando scoperto il seno maschile; ho detto seno, non pettorale; perchè un semplice pettorale, pur pompato che sia, non è degno di stare dentro una maglietta della Datch. La fauna outlettista-datchista-tipo è una fauna outlettista-tipo all’ennesima potenza; bisogna essere a-a-bbronzatissimi per entrare, e avere un tatuaggio che, poco vistosamente e molto elegantemente parte dall’orecchio destro e finisce sul testicolo sinistro, disegnando su tutto il corpo un dragone circondato da tribali alla cazzo, con tutt’attorno scritte in giappocinese incomprensibili anche al tatuatore.

Insomma, l’outlet non fa per me.
Ho comunque fatto spesa; un maglione di cotone, semplice (Stefanel), e una camicia sportiva a maniche corte (Levi’s). 22 e 15 euro. Probabilmente rimasugli di rimasugli di rimasugli di magazzino. Non sarò mai alla moda, non sarò mai figo, e ieri pomeriggio ne ho avuto conferma. Me tapino.

[espressione contrita e sofferente]

[fine dell'espressione contrita e sofferente]

edit: fatemi rendere omaggio a un divertentissimo post di Cofano, scoperto dopo la pubblicazione del mio, che racconta della sua esperienza all’Outlet di Fidenza; con un… gustoso finale :P

Al telefono, tu ed io:
io: [qualche discorso inutile]
tu: beh comunque com’è che si scrive dintorni?
io: ma… stai scherzando spero… che domanda!
tu: no davvero, come lo scrivo? con o senza l’apostrofo?
io: ahahahahah! ma dai! dintorni senza apostrofo!
tu: eh vabbè non mi ricordavo…
io: [rido pensando che riporterò tutto in codesto post]
tu: no dai, seriamente: senza apostrofo???
io: …

Ho preparato la lettera da mandare a Wind Infostrada, in cui chiedo un risarcimento danni di 5,16 euro (il massimo) per ogni giorno di disservizio; i giorni sono stati 20, e il rimborso massimo è di 100 euro, che mi auguro (visto che li sforo) di avere completamente.

Raccomandata con ricevuta di ritorno, e allegata la fotocopia di un documento di identità dell’intestatario della linea (ricordatevelo sempre nel caso doveste chiedere soldini… altrimenti è carta straccia!); e copia per conoscenza alla Confconsumatori di Parma, che avevo contattato qualche settimana fa.

Attendo risposta entro 45 giorni, come recita la Carta dei Servizi.

E ora vediamo chi vincerà.

Son soddisfazioni, dopo un calvario che non auguro a nessuno.
In particolare vi volevo far presente che il mio modem/router è assolutamente ADSL e non ADSL2+, e sono sicuro al 100% che la 7 megabit che ho ora sia ADSL2+.
adsl
La mia vicinanza alla centrale mi ha permesso di rimanere entro valori accettabili (prima erano decisamente eccelsi) di SNR, la portante è stabile e viene saturata tranquillamente.

E ora, the revenge of the sfighè.
Chiamo il 155 e a male parole chiederò il rimborso per i giorni di servizio non goduti.

Oggi mi si è rotto l’hard disk.
Programmi per domani: meteorite su casa mia.

Il danno: 24 giorni senza adsl, causa guasto accavallato con cambio di contratto (2Mbit –> 7 Mbit)
La beffa: sto ancora a 2Mbit.
Ma ci siete o ci fate?
A questo punto, siccome la pratica non è ancora chiusa, mi aspetto altri giorni di disservizio; ma ormai ci avevo fatto l’abitudine.
Allora, ripetete con me tutti in coro: NO A WIND INFOSTRADA; NO A WIND INFOSTRADA; CACCACULO WIND INFOSTRADA; CACCACULO WIND INFOSTRADA.
Non starò a narrarvi delle vicende telefoniche (chiamavo 2, 3, 4 volte al giorno; a volte ho ritrovato gli stessi operatori); gente incompetente, falsa e a volte strafottente.
Solo, ecco, se dovete farvi l’adsl, andate con Telecom che almeno non scaricherà i problemi su nessun altro ;)

Tornando alle novità, come ho scritto in un commento del post precedente, sono stato intervistato da ParmaDaily, e tutta la pappardella la trovate qua.

Ed infine salutiamo tutti il nuovo arrivato in casa joshuavox: è piccolo, è bianco, è fighissimo, ma non costa un Gerry Scotti di euro, e soprattutto non ha una mela smozzicata sopra:
eeepc
Debian gli calza a pennello, e la Fonera devo dire che gli sta molto simpatica.
Ah, quando lo accarezzo fa le fusa, sapete?