…e credo di essere anormale, ebbene non lo so
Sale la febbre da mondiali di calcio.
E si sa, quando sale la febbre, si inizia a delirare.
Ecco infatti in anteprima per voi la tamarrata destinata all’italiota medio, l’inutile accessorio simbolo del patriottismo calciofilo, l’ennesima omologazione del triste zombismo da mondiali, che affligge puntualmente ogni quattro anni, per un mese, il popolo dello stivale:

Orologio “Too Late”, quel coso che hanno preso un anello di caucciù, il digitale del Dixan anni ’90, e alla modica cifra di diciotto euro ne hanno cavato fuori l’inutile moda dell’estate 2009; ora rinnovato, cioè no, l’hanno solo prodotto in azzurro.
Più…
Tris di braccialetti sempre in gommaccia, verde bianca e rossa, da abbinare all’orologio, per far sapere a tutto il mondo quanto siamo gli sfigati dell’occidente, i buzzurri dell’europa, i soliti pizza pizza marescià.
Tenetevi pronti, inizia lo sciò.
Allora, c’è questa cosa che pare siano le elezioni regionali. E io sono profondamente in crisi, come probabilmente molti tra gli italiani che riescono ancora a distinguere un telegiornale da una pubblicità dello Svelto piatti all’aceto.
Qua in Emilia Romagna i candidati presidenti sono quattro: quello uscente è dell’area di centro sinistra, poi c’è la sfidante, campionessa regionale di soffoconi con risucchio per l’area di centro destra, e poi i due outsiders, ovvero il sostenitore della lista Cinque Stelle di Grillo e quello di Casini.
Piccola premessa: ho pensato alle alternative.
La prima è starmene a casa. Ma non ci riesco. Ormai, con il lavoro che (saltuariamente) faccio, sono troppo “dentro” la macchina elettorale. Mi sembra quasi di predicare bene e razzolare male. Inoltre ci sarebbe tutto un discorso che vi evito per fortuna vostra, e che tratta del diritto al voto, della democrazia, del momento più alto del cittadino di fronte allo Stato, del fatto che cazzarola, ce lo siamo conquistato, e qualcuno ci ha pure rimesso le penne nel farlo. Quindi ecco, diciamo che prevale il senso civico, nell’accezione più ampia del termine. Sì, senso civico, quella cosa che non vi permette di capire (cari i miei lettori che si celano nell’ombra pronti ad attentare alla mia vita con una statuetta del Battistero di Parma) perchè saltare una fila è una roba da burinacci della peggior specie. Senso civico, quella cosa che io e pochi altri abbiamo.
Poi, diciamola tutta. Se io non vado a votare, martedì mattina non potrò ricominciare a lamentarmi della disastrosa situazione politica e pure amministrativa d’oggi. Cioè non sarei in diritto capito? Quindi ecco, io voto.
La seconda alternativa è comprare un evidenziatore viola, entrare in cabina, e colorare tutta la scheda. Gesto d’effetto, ma apprezzato al massimo da sei persone. Non ne vale la pena.
La terza alternativa è la scheda bianca. Ma sicuramente una volta entrato in cabina mi direi “embè, tanto valeva stare a casa“. Quindi bocciata anche questa.
Ricapitolando, le alternative non ci sono.
(Ah, piccolo aneddoto del giorno: marito e moglie fanno la residenza da Genova; per una manciata di giorni non rientrano nell’ultima revisione elettorale straordinaria prevista per legge, e quindi sono costretti, se lo vogliono, a votare a Genova; la signora mi dice: “ah beh a questo punto non votiamo“. Avrei risposto volentieri: “ma cazzo, beata te!“; come a dire, almeno c’ho l’alibi)
Andiamo dunque per esclusione dei quattro candidati:
Vasco Errani, presidente uscente. È sostenuto dal PD, dall’IDV, dai Verdi, e poi da un’accozzaglia di roba che vi vado ad elencare: Rifondazione Comunista, Sinistra Europea, Comunisti Italiani, Sinistra ecologia libertà. Già qui come al solito mi cascano le balle che me le trascino sfrigolando scintille per strada. Giova dire che non ho mai votato per quest’area della sinistra; fondamentalmente perchè avrei dovuto fare la conta. Ma davvero esiste QUALCUNO che sa la differenza tra i rifonda e sinistraecologialibertà? O tra i comunisti italiani e la sinistra europea? No davvero, se qualcuno lo sa, son qui, disposto ad imparare.
Il PD… beh, insomma, ormai io con “PD” intendo solo un bel porcoddio. Ecco, l’ho detto. Poi li ho sempre votati, tranne la mia prima volta che comunque votavo DS… ma insomma, basta, ho smesso, ce l’ho fatta.
Bisogna poi dire che Errani sarebbe alla fine del secondo mandato, e mi risulta ci sia una legge del 2004 che impedisce il terzo. Ma si sa, la legge si interpreta, e non vorrei che di questo passo si arrivasse a commettere errori tipo riammettere liste elettorali che hanno pasticciato con tempi e modi attribuendo alla sinistra l’errore materiale del PDL, ovvero l’idiozia. Ah no, scusate, tutto ciò è già successo.
Insomma, Errani a casa, c’hai uno stipendio che ormai ti puoi comprare Ravenna e farti un cesso coi mosaici, quindi basta.
Poi vabbè, ovviamente vincerà lui (se c’è una cosa certa, è questa).
Anna Maria Bernini è la candidata del PDL, Lega, La Destra.
Dai su, non scrivo niente, qua si sfonda una porta aperta. Poi probabilmente già lei è sfondata, cioè, evitiamo.
Gian Luca Galletti, candidato per l’UDC. Amen.
Giovanni Favia, candidato per la Lista 5 Stelle di Grillo.
Ecco, questa in realtà sarebbe la lista più appetibile.
Lista assolutamente non (solo) di sinistra, ma in questo momento è una preoccupazione che non mi tocca.
Infatti se ci pensiamo bene, ma poi neanche tanto, tutta la merda che sta lì a governarci è assolutamente trasversale fra destra e sinistra. In questo preciso momento storico non me ne frega più di tanto se il tal candidato “x” c’ha il sangue rosso o nero, azzurro o verde. Se è per una politica vagamente trasparente, che cioè non è utilizzata solamente per 1) far soldi, 2) andare a zoccole facilmente, 3) evitare di finire in galera grazie alle tette di Barbara D’Urso che innescano un meccanismo di captatio benevolentiae di fronte allo spettatore che si rincoglionisce e perdona al padrone morale di quelle tette qualche sgarro (ma proprio qualche eh), allora ben venga. Solo dopo questa “purificazione” molto mistica (mistica perchè tanto col cazzo che avverrà) potrò discernere in mezzo a persone che hanno almeno la dignità di sedere lì dove stanno, il mio candidato che risponde, tra le altre cose, alla mia ideologia che stà lì, un po’ a manca. Beh insomma, ci sono troppe virgole nella frase precedente, ma fa lo stesso.
Il fatto è che… non sono convinto al 100% di questo ragionamento. La verità è che per la prima volta mi trascinerò tutti questi dubbi fino al seggio (so già che ci andrò moooolto lentamente, che ho pure la sfiga che ce l’ho qui vicino), e solo in quel momento mi rivolgerò al Presidente, tirerò fuori la tessera elettorale, un documento, ed esclamerò, fiero e pieno di soddisfazione:
Eccomi, sono qui, pronto a esercitare il mio diritto di vo(mi)to!.
E voi? Esprimete in questo seggio virtuale la vostra opinione. Ah, le parolacce valgono.
La tettologia è la scienza che studia le tette, preferibilmente su Canale 5 a metà pomeriggio.
Stavo mangiandomi allegramente una fetta di pandoro con la nutella (ci si tratta bene, ci si tratta bene) quando capito disgraziatamente sul circo di Barbara D’Urso, quella MILF che conduce una specie di tolcsciò, sapete quelle robe che sembrano il Grande Fratello con la differenza che lì alle 6 di sera van tutti a casa e non hanno le sigarette contate. Ecco, Pomeriggio 5 si chiama, proprio quello.
Beh, allora vi dicevo, si parla di tette, e di come rifarsele non sia poi una cosa così conveniente.
Da quel poco che ho visto mi si è presentata una carrellata di casi umani ai limiti dell’homo erectus, che vi vado a elencare subito:
-Una tizia straniera (non ho capito se famosa o no, probabilmente la sua fama si estende al pianerottolo del condominio) che si è fatta otto interventi al seno, ovviamente da un macellaio, con il risultato che ora una tetta punta in su e l’altra punta in giu; in sovraimpressione viene ben documentato il curioso caso di strabismo mammario.
-La tipica casalinga di Voghera (di quelle che però di notte rispondono agli 144) che decide di farsi l’intervento al seno non da un chirurgo bensì da un ragioniere dell’agenzia delle entrate. Risultato: una tetta le va in setticemia; poi le fanno un buco sotto così esce il liquido; poi punture; poi boh. Ma il bello deve ancora venire: la signora si rivolge al chirurgo di “Bisturi”, una vecchia trasmissione simile al Fantabosco dove però tutti sono nudi, il chirurgo interviene e toglie una sola protesi. La signora rimane per mesi con una tetta sì e l’altra no.
-Carmen Di Pietro, quella specie di donna nata con quella malattia non tanto rara chiamata “idiozia”, racconta di quando BBBUM!!! le è scoppiata una tetta in aereo. Ella si reca in bagno e si trova la tetta all’altezza dell’ombelico; nice! Il chirurgo in studio dice che “una tetta non può scoppiare, quella è una leggenda metropolitana“, ma la Di Pietro continua imperterrita “eh nnò eh, eh professò, ha fatto proprio BBUM, proprio er botto, proprio na cosa tipo che schioppa ‘a sisa, proprio BBUM!“. La D’Urso ha la tipica espressione da blowjob, con la bocca spalancata e tutto quanto.
-La tettona del GF dell’anno scorso. Lei a diciotto anni ha spento le candeline e come desiderio ha espresso di volere le tette grosse come la torta di compleanno. Così da una sesta è passata a una quattordicesima; quando fa spesa di reggiseni va all’outlet della Bassetti e chiede “un balconcino a una piazza e mezzo, senza ferretto, grazie“. Lei non l’ho sentita parlare. Non è che la cosa mi sia dispiaciuta.
Infine c’è un delizioso siparietto tra la Carmen Di Pietro e il chirurgo; succede che la D’Urso racconta che dietro le quinte, nei camerini, c’è un gran fermento di tettume vario, poichè si sa, è come quando il toro entra nella stalla, tutte le vacche si agitano pensando “io voglio essere la prima! io voglio essere la prima!”. Da quello che ho capito quindi ‘sto chirurgo si è messo (più o meno professionalmente) a “valutare” i difetti fisici delle gentili ospiti, le vacche di cui sopra insomma.
Barby chiede alla Carmen se tra lei e il chirurgo ci sia stata una qualche consulenza, e la Carmen timidamente dice che sì, in effetti il chirurgo ha notato un’imperfezione fisica. Oh, sia mai che una cosa privata resti tale, ohibò! E insomma, insistendo ma neanche tanto, l’idiotessa rivela ciò che segue: “il dottore mi ha ehm… valutata… e insomma, praticamente ce sta ‘na tetta più dura dell’altra!!!”
Applauso del pubblico, grandi risate, sipario.
Spengo la tv e dentro di me auguro la solita catastrofe sugli studi Mediaset.

[nella foto: un chirurgo molto intraprendente]
Mercoledì scorso, 25 novembre, secondo concerto dei Depeche Mode. A Bologna, Palamalaguti, o Futurshow Station come volete.
Beh, diamo un po’ di voti no?
Voto 10 al trasporto in loco. Il fido Luigi ci ha trasportati con solerte premura e notevole agilità direttamente davanti al palazzetto. Il trucco stava nel fatto che non siamo usciti a Casalecchio, dove inevitabilmente si era formato un lungo serpentone di auto, ma aver dribblato per la Via Emilia per circa una decina di chilometri. La soddisfazione mentre stavamo arrivando dalla parte opposta della coda è stata notevole.
Voto 5 alla fila per entrare, che si è formata davanti ai cancelli chiusi. Che se sapevamo che gli ultimi tornelli erano liberi ci saremmo messi in coda direttamente lì. Quando abbiamo realizzato, in un attimo eravamo dentro.
Voto 2 ai “tutori dell’ordine pubblico”, che controllavano zaini e zainetti all’ingresso in tenuta antisommossa manco fossimo stati al live di Burzum.
Voto 10+ alla scenetta coi suddetti. Io, mega zainone Seven direttamente from liceo, vengo ovviamente fermato subito. Dentro, due bottigliette d’acqua ancora da aprire. “Hai bottiglie?” – “Ehm… sì…” – “Ok allora devi darmi i tappi”. Tiro fuori la prima bottiglietta, stappo, consegno il tappo. Ravano per cercare l’altra, ravano, ravano, ravano ancora… “No ok dai va bene così”. Entro in palazzetto, frugo nella tasca interna della giacca, prendo il tappo di scorta e ritappo la bottiglia. Autoinculati, idiota. ![]()
Voto 3 ai bagni. Ce n’erano due, di cui uno chiuso. La fila per andarci cominciava a Borgo Panigale, ed era segnalata in aumento persino da Isoradio. Troppo difficile dislocare una decina di bagni chimici nel parterre.
Voto 1 ad una tipa poco dietro di noi che quando hanno cominciato a suonare i Soulsavers, alla prima canzone ha esclamato “eh che due balle, quando cazzo se ne vanno questi?”. E tu, nostra regina delle mestruazioni, non potevi arrivare un’ora più tardi invece che sprecare aria che già qua dentro non è che ce ne sia a chili?
Voto 6 ai Soulsavers, appunto. Non è che mi sia proprio sprecato ad ascoltarli, ma non dispiacevano assolutamente.
Voto 8 all’inizio del concerto. Apprezzatissimo il logo “DM” con quei caratteri partricolari (in alto a sinistra, in arancione) che gira continuamente nella sfera al centro del megaschermone. In Chains perfetta per aprire le danze; inizio assolutamente esplosivo, che mi porta direttamente a dire che…
Voto 10 all’acustica. Dio santo, mai sentito un concerto così pulito. Forse perchè eravamo a una quindicina di metri dal palco, decentrati proprio verso le casse. Forse perchè il mixaggio era comunque fatto come si deve. Non so, sono rimasto a bocca aperta. Avete presente volume a palla per due ore e le orecchie che NON fischiano a fine concerto? Ecco, questo intendo per suono pulito. Bassi e acuti bilanciati perfettamente, etc…
Voto 7 alla scaletta, questa:
1. In Chains
2. Wrong
3. Hole to Feed
4. Walking in My Shoes
5. A Question of Time
6. Precious
7. World In My Eyes
8. Fly on the Windscreen
9. Insight
10. Home
11. Miles Away/The Truth Is
12. Policy of Truth
13. It’s No Good
14. In Your Room
15. I Feel You
16. Enjoy the Silence
17. Never Let Me Down Again
Encore:
18. One Caress
19. Stripped
20. Behind the Wheel
21. Personal Jesus
Allora, bilanciamo il voto in questo modo: darei un 8 solamente perchè rispetto a Milano hanno tolto Piss (ehm, Peace; si nota che vado matto per quella canzone?) e hanno messo Behind the Wheel. Behind the Wheel. È esploso il palazzetto.
Darei un 6 perchè Waiting for the Night, scusate? Eh? ‘Ndo cazzo l’avete lasciata? Sempre a Milano immagino, infami.
Invece una scelta “a monte” un po’ discutibile è stata quella di fare Precious dall’album precedente; che per carità è molto bella, ma un John the Revelator avrebbe fatto ballare pure quelli del pronto intervento in tuta arancione, ma tant’è, son scelte.
Voto 7 alle pippe mentali di Corbijn sul megaschermo. Alcune inutili o bruttarelle, ma la maggior parte azzeccate o comunque degne di essere viste. Esempi: gli M&M’s / Smarties su Policy of Truth; ma perchè?
Al contrario, apprezzatissimi Personal Jesus (Martin che fa headbanging, cioè, sei grande ciccio!) o Enjoy the Silence, che a me gli astronauti che arrivano tutti lenti e poi stanno lì e poi si cambiano le facce e poi… beh, non so, mi ha colpito (anche a Milano mi rimase molto impresso).
Tiè, per dire.
Voto 2 in geografia a Gahan. Thank you Milano! (o Good evening Milano!, non ricordo), seguito da un vociare perplesso del pubblico… No caro, non ci siamo. Vabbè, ma lui si sbagliò pure in Perù quando ha detto “Goodnight Cile” (ma poi alcuni dicono di no), e secondo me lì s’incazzarono anche di più. Se tanto mi dà tanto la sera dopo Bologna, a Torino, avrà ringraziato il caloroso pubblico di Valeggio sul Mincio, chissà.
Voto inclassificabile alle tre notarelle accennate da Gordeno (era lui? correggetemi se sbaglio) di Just Can’t Get Enough; il pubblico ha continuato a canticchiare per un po’, poi ha gettato la spugna. Cattiiiiiivo! ![]()
E così è finito anche il secondo concerto dei Depeche Mode. Votazione complessiva… un bel 7; e data la vicinanza al palco e la favolosa acustica del palazzetto, nettamente migliore di Milano primo anello. Certo, siamo morti nella bolgia delle prime file, ma ne è valsa la pena.
Torna l’amatissima rubrica sembra Nutella ma non è, guarda il colore sai che c’è? credo sia merda peppereppè.
E torna con l’italianità, con il nostro amato, ma che dico, amatissimo Vasco Rossi, che evidentemente ha finito le idee ai tempi di respiri piano per non far rumore ti addormenti di sera e ti risvegli col sole (quindi si va indietro).
E allora perchè non prendere Creep dei Radiohead, metterci un po’ di NA NA NA dentro, condirla con un po’ di afonia diffusa made in Marco Carta, e tirarci fuori quest’orrore vaschiano?
Per i fan di Vasco, quelli che sono cresciuti a pane e NAI NA NA NA NA NA NAH, FAMMI GODERE, consiglio invece questo, si sa mai che capite in tempo di aver sbagliato…
(Che poi, porco cane, ma non puoi coverizzare che so, Giusy Ferreri? Le Vibrazioni? NO! Quella là Personal Jesus, ‘sto scoppiato Creep… abbastaaaaa!)
[via Dietnam]
Come diceva Napoleone, o forse la frase era un po’ diversa, ora non ricordo.
Sta di fatto che i nostri cari amministratori locali hanno partorito questa ordinanza, in vigore fino al 31 dicembre (proprio una cosa estiva insomma), che vorrei commentare insieme a voi, o miei cari.
In pratica l’ordinanza impedisce la vendita di qualunque tipo di bevanda alcolica dalle 21 alle 7 del giorno successivo, tutti i giorni. Per i trasgressori è prevista una multa di 300 euro.
Uh la la, come possiamo immaginare la nostra bella Parma sgombra da alcolici, quando tutti sanno che se a Parma non hai un mojito in mano non sei nessuno? Insomma, che ne sarà di tutta la bella movida di Via Farini, con il viavai di puttanelle e papponcelli col nasino sporco di farina? Bisogna salvaguardare il nostro biglietto da visita faigo verso il mondo, opperbacco.
Ah no, scusate, che abbaglio che ho preso!
L’ordinanza si riferisce alle attività artigianali che non sono regolate da normative… che tradotto significa pizzerie al taglio, paninoteche e kebabberie.
Allora si spiega tutto, anche e soprattutto alla luce della deriva di intolleranza verso cui sta andando da tempo la giunta (di centro destra? ohibò, lista civica) della nostra sbrilluccicante città.
Quindi, in soldoni, bar, pub, ristoranti e pizzerie non verranno minimamente toccati da questo provvedimento, poichè non rientrano nella definizione di “attività artigianali”, mentre gli altri locali di cui sopra, evidentemente scomodi (e palesemente fuori linea con il figame di Parma, perbacco, non ti servono neanche i mooooojito nelle pizzerie al taglio, pezzenti!), se la pigliano come al solito nella cavità anale.
Ovviamente il tutto viene buttato sulla questione del degrado urbano; infatti pub, ristoranti e quant’altro sono obbligati ad avere un bagno, mentre il kebabbaro no; ergo, coloro che soffrono di gravi complicanze all’apparato urinario (come me, e chi mi conosce lo sa, che sono dotato di canale diretto bocca/pisello), sono costretti a svuotare la loro vescica nei classici Borgo Piscio.
Ma di grazia, cari i miei amministratori così lungimiranti da non veder oltre la cannuccia del vostro vodka-lemon, come al solito due pesi e due misure.
Gli anni scorsi, e probabilmente (non ho ancora avuto modo di verificare) anche quest’anno, durante le proiezioni delle rassegne di film in Piazzale della Pace (iniziativa lodevole, per carità), mai che fosse venuto in mente a qualche cervellino non ottenebrato dal rum&fruit di mettere un, dico un, bagno chimico per i cittadini. Mai! Che poi, a ben vedere, i bagni ci sarebbero pure (quelli sotto al Teatro Regio), ma vuoi mettere la spesa di pagare uno che sta lì fino alle 2 di notte?
Molto meglio intasare i cessi dei poveri locali (per la verità solo uno) che si affacciano in Piazzale della Pace stesso; o almeno fino a quando questo è aperto e non va in ferie. Allora son cazzi, e la Pilotta si trasforma in un enorme Borgo Piscio. E il cittadino è pure passibile di multa.
Questa si chiama coerenza! (e io brinderei offrendovi un altro giro di moooooooooooooojitooooo!)
Per quanto riguarda infine la questione “sicurezza” (appurato che OVVIAMENTE i bisonti unti e palestrati che pascolano in Via Farini, ai quali ho appena offerto un altro giro di moooooooooooooojitooooo! non sono mai ubriachi, MAI!), anche un bambino potrebbe ragionare sul fatto che forse se vai a mangiarti un panino e lo accompagni con una birra sicuramente smaltisci l’alcol di quest’ultima più facilmente che pigliarti tre moooooooooooooojitiiiii! in stecca, senza mangiarci dietro niente.
(che poi magari il giorno dopo devi pure scrivere le ordinanze, e veh che stronzate ti vengono fuori; oh ma in senso buono eh! oh assessore, qui siamo tutti amici eh… dai dai, un altro giro di moooooooooooooojitooooo!)
Questa sera parte su Italia 1 il nuovo programma di Enrico Ruggeri, “Mistero”.
Leggo da digital-sat le grandi domande a cui il programma tenterà di dare una risposta:
Chi disegna i famosi cerchi nel grano? [dei coglioni?]
Esistono veramente gli alieni? [uhm... no]
Bisogna credere a chi dice di convivere con presenze soprannaturali? [ehm... no]
Cosa si nasconde dietro la sparizione di navi e aerei nel terribile Triangolo delle Bermuda? [balle?]
Ho una domanda io: per quanto tempo ancora dovremo sorbirci inutili programmi (oltre all’informazione tettecul-deviata del papinano) pieni di cazzate colossali abilitate a pseudo verità scientifiche da tristi cantanti alla fine della loro altrettanto inutile carriera? MISTERO.
[se disgraziatamente la sigla del programma fosse "Mistero", (purtroppo) nota canzone di Enrico Ruggeri, gambizzatemi; è per sentire meno dolore]
Sono il primo a dire che gli U2, pace all’anima loro, sono morti.
Ma da ex super-mega-iper-uber appassionato non posso essere “happy to go blind” (eh, senza la citazione) verso il loro glorioso passato, circa 17-18 anni di carriera con tantissimi alti e pochissimi bassi.
Potrei anche citare inflazionatissime loro canzoni (ma comunque pregne di significati, chè sappiate che “One” non è solo una canzone d’amore, e “Pride” non è solo una canzone di pace); ma non servirebbe assolutamente a NULLA, perchè i maggiori detrattori riuscirebbero a smontarvi i quattro dublinesi nel giro di pochi secondi.
In effetti l’hanno fatta grossa.
Ma tutto quello che hanno fatto, rimane.
Gli anni ’80 sono stati ANCHE gli U2. Beh, per non dire i ’90.
Insomma, a me sta cosa mi sta un po’ qui sul gargarozzo…
A uno stravolgimento di questo tipo, anche se di tutt’altro genere, in fondo abbiamo assistito anche qui in Italia; anche se la band non era così “famosa” (interplanetariamente parlando) ma ha comunque contribuito ad un pezzo importante della musica.
Cioè, Giovanni Lindo Ferretti, praticamente quello che suggeriva i discorsi a Lenin, ha cominciato ad andare al Meeting di Rimini e a leggere gli scritti di Ratzinger (che è diventato il suo maestro).
Cioè, a me, come dire, frega proprio cazzi, ognuno nella sua vita fa quel che vuole.
Però insomma, lasciate un po’ in pace bonino vox, eddai ![]()
[no, non l'ho scoperto oggi della svolta mistico/integralista di Ferretti; semplicemente mi sono rotto di sentir dire peste e corna degli U2]



