..e credo di essere anormale, ebbene non lo so
Sì perchè tutto sommato lo è stato; e poi insomma, il mio primo concerto, fosse stato bruttarello in ogni caso non l’avrei mai ammesso, e quindi, andando in rigoroso ordine, cominciamo.
Si arriva allo stadio olimpico di Torino alle ore 17:00, i cancelli sono stati aperti un’ora prima; il terzo anello è quello più in alto, ma la visuale è eccellente, soprattutto considerando il prezzo del biglietto. Siamo “in prima fila”, davanti abbiamo solo il parapetto e poco più in là The Claw, quel coso qui sotto (non quello con la birra in mano):

L’attesa è stancante, la tribuna est, come insegna la legge dei punti cardinali, è guarda caso di fronte alla ovest, e fino alle 20:00 circa il sole si è gentilmente piantato nelle retine di noi poveri spettatori.
Suonano i Kasabian, che non ascolto con grande trasporto, ma il batterista ciccio mi fa tenerezza, tutto trafelato. Si prendono i loro applausi e poi attesa di rito, fino a che non arrivano sul palco gli U2, alle 21:15 circa.
Space Oddity (David Bowie)
Entrano dal fondo del palco con questo sottofondo; buono, mi piace.
Return of the stingray guitar
L’intro vera e propria; bella carica, strumentale, permette a Bono di saltellare lungo il cerchio esterno e prendersi fiumi di applausi. Tutto perfetto se poi il concerto non cominciasse con…
Beautiful day
Ma come, ci metti tutto sto gran carrozzone nuovo e tirato, e poi cominci con una canzone di dieci anni fa? È un bellissimo giorno, non lasciarlo andare via, è un bellissimo giorno, uh uh. Esordio bruttarello; Breathe andava più che bene, ma la canzone che più di tutte si sarebbe prestata per aprire i concerti del 360° Tour è sicuramente Magnificent, ma la scelta è di metterla sempre come seconda o terza in scaletta.
Altra cosa che non mi piace, le luci accese (che si spengono appunto solo in Magnificent); l’atmosfera ne soffre parecchio, il palco è un po’ morto e i fari dello stadio danno solamente fastidio; perchè questa scelta?
Magnificent
Si spengono le luci, Bono chiede come al solito “che ora è nel mondo, e dove stiamo andando? Milano? Venezia? Bologna? Toriiiinooo!” e parte la schitarrata; che infatti aprirebbe con grande dignità un concerto, ma loro non mi vogliono mai ascoltare, e allora fate un po’ come vi pare. È una buona canzone, non fra le loro migliori, ma è sicuramente una che riascolterei volentieri nei prossimi tour.
Get on your boots
Non ci trovo nulla di entusiasmante; fanno il compitino, suonano il singolino accattivante, get on your boots, yeah yeah yeah, fine. Andiamo avanti.
Mysterious Ways
Immancabile in questo tour, piace al pubblico, piace a me, e gli intrecci di braccia e mani che accompagnano la canzone nel cilindro/schermo/tapparella ci stanno proprio bene.
I still haven’t found what I’m looking for
Una delle mie canzoni preferite, mi sono abbastanza sciolto; speravo lasciasse cantare qualche pezzettino al pubblico, ma ha fatto tutto lui; poco male, va bene lo stesso. Mi pare che prima faccia un discorso (presenta gli altri tre cialtroni, parla di quando s’è scassato la schiena…); discorso che è preparatissimo, tanto che sul cilindroschermo appare la traduzione tipo karaoke, fatta probabilmente dal primo che hanno trovato per strada, con unico requisito non sapere l’italiano. Solite cose, Larry è il bimbo, siamo una famiglia, io sono il figliol prodigo, e cose così.
North Star
Che sarebbe la prima inedita (se togliamo l’intro); si spengono tutte le luci, ma proprio tutte, e lo stadio si riempie di accendini, cellulari e fotocamere (che cazzo fotografano, lo sanno solo loro); momento soporifero, gli inediti li odio con tutto il mio cuore, per fortuna dura poco.
Glastonbury
Altro inedito, scritto per il Glastonbury Festival (a cui, per la cronaca, ha partecipato solo The Edge causa scassamento schiena di Bono, suonando Where the streets have no name con i Muse, youtubatevela subito perchè secondo me merita). Altra dormita, un po’ disturbata perchè questa canzone è meno soporifera. Avanti.
Elevation
Ah ma allora siamo al Delle Alpi, ed è il 2001, e io non lo sapevo. Eh ma che palle, questo vuol dire che devo ancora finire i compiti delle vacanze e mi aspetta la terza (o quarta?) liceo a settembre.
Ma la finite di suonare ‘ste cagate pazzesche? Fa te se mi devo sorbire una canzone che dice più o meno “una talpa, che scava in un buco, che scava la mia anima, adesso andando giu, scavo“… Ma che è, l’Expo di Milano? Come mi dirà poco dopo Sacherfire, siamo di fronte ai “nuovi classici”; tristume a palate.
Tanti auguri a The Edge (e alla sua cuffia, che il 6 agosto sia mai che ti pigli un raffreddore) e poi…
In a little while
Ok, facciamo anche Wild honey reinterpretata dagli Amici di Maria e abbiamo concluso la serata.
Miss Sarajevo
Uh uh, sorpresona!!! Non la conosce NESSUNO, tutti si stanno chiedendo che cazzo sia quell’acuto che lancia nella parte di Pavarotti, ma io l’ho goduta. Il piacere lascia lo spazio al dolore quando capisco che l’hanno messa al posto di Unknown caller. Peccato, sicuramente la migliore dell’ultimo album, e il fatto che la cantassero in tre la rendeva stupidamente speciale. Tra l’altro perfetta per la chiusura del concerto, altro che Moment of surrender. Adesso pare l’abbiano messa in scaletta (la Miss Sarajevo) per questa nuova leg, e vabbè, son scelte, in fondo è una piccola perla, e ci sta.
Until the end of the world
Si torna a ragionare, a pescare a caso da Achtung Baby si fa sempre centro; bello il teatrino finale con le due passerelle che si avvicinano e Bono e The Edge che cercano di toccarsi le mani.
The unforgettable fire
LA canzone rivelazione di questo tour; c’è da sciogliersi. Un arrangiamento bello tirato e secco, pulito, essenziale. È da commozione. Chi non la conosce (dovrebbero punirli con l’ergastolo) si gode lo spettacolo della tapparella che scende, fuochi d’artificio, forme colorate sinuose… insomma, ce n’è per tutti. Ai miei figli potrò dire “io l’ho sentita live”, e sarà un momento di grande orgoglio.
City of blinding lights
Non mi è mai piaciuta particolarmente (forse anche per l’odio viscerale che ho per quell’inutile album a cui appartiene); continuano i giochi di luce con il tapparellone; molto coreografica, la gente si svocia cantando “oh mi sembri così bella, stasera, nella città delle luci che brillano”. Un poeta proprio eh, come no.
Vertigo
Un, dos, tres, catorcio!
Stendiamo una tapparella pietosa.
I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight
Non riesce a non piacermi, anche in questa versione remixata iniziale con i faccioni dei quattro che tengono il tempo nello schermone, che poi sfocia in un finale brillante e fedele all’originale. Mi piace Larry che si veste di bonghi e comincia a sbongolare per il cerchio; la salvo, ma solo per questo tour. Piccolo accenno di Discotheque e, se non erro, pure Mofo.
Piccola intermission sui diritti civili in Iran, e tutto diventa verde… parte
Sunday bloody sunday
Anche questa essenziale, giusto così, non serviva nessun discorso a metà prima dell’ultimo ritornello; buona risposta di pubblico. Un’altra delle mie preferite, soprattutto dal vivo.
MLK
Buona introduzione per quello che segue, la gente non ci fa molto caso, alcune facce sono molto interrogative, si chiedono quand’è che finiranno gli inediti; uff, ‘gnoranti.
Walk on
Interessante solo per lo sfracasso di gente che entra sul palco e si dispone sul cerchio esterno con le lanterne; sono quelli di Amnesty International, e tutto il baraccone è per Aung San Suu Kyi; Walk on è dedicata a lei, e Bono dice anche due parole sulla situazione della Birmania.
Primo encore, uscita e rientro per partire alla grande con…
One
Preceduta dal facciozzo di Desmond Tutu, vescovo antiapartheid, che in poche frasi introduce la cazone; One si adatta bene a una molteplicità di temi e situazioni, il messaggio che porta è forte e mai banale; momento come al solito intimo ma corale, visto che probabilmente è la canzone più conosciuta dei cialtroni.
Where the streets have no name
Attesissima anche questa, introdotta da Amazing grace, ed è subito momento mistico; Bono ci sguazza in queste cose, e lasciamolo sguazzare. Becca l’acuto ma si allontana dal microfono perchè ha paura di steccare; si vede che son nove mesi che non canta.
Parte Streets ed è tutto molto bello; rosso, rossissimo, manca solo l’antennone al centro che illumina tutto poche battute dopo l’inizio vero e proprio; secondo me non era voluto, è stato un errore, e il tecnico luci ha passato un brutto quarto d’ora. Ma ci è piaciuta molto; ero così preso che non ho visto se Bono ha fatto il giro di corsa… vabbè, non ho voglia di controllare.
Secondo encore, con il cosino alieno che dice “Baby baby baby…”
Evvai! Ultraviolet!!!
Seh, sta ceppa.
Sorpresa nella scaletta, direttamente from Popmart Tour, Hold me, thrill me, kiss me, kill me.
Non so se essere contento o deluso. Certo Ultraviolet valeva il prezzo del biglietto, ma anche Hold me regala emozione. Bono si presenta con una sobria giacchetta che spara giochi di luce laser di colore rosso ovunque, probabilmente quella che si mette per far la spesa all’Esselunga; in più canta con un microfono che, anch’esso rosso (e rotondo), viene calato dall’alto, appeso a un palo, e per non farci mancare nulla ci si appende a mò di Cita; cantando, contemporaneamente. Insomma, una roba da vedere, anche se lì per lì ti viene la strizza che gli parte un disco vertebrale e prenda in un occhio un fan della zona rossa. Bono, sta bono.
With or without you
Altra mia preferita, sono un classicista, che ci posso fare (che poi non è vero, perchè adoro Pop); ancora col microfono da free climbing, questa volta illuminato di blu, e la palla in cima al pennone che spara lucine girevoli per tutto lo stadio; spettacolo. Dal vivo è incantevole.
Moment of surrender
Non mi dice proprio nulla; canzoncina leggera, ballata non troppo mielosa, ma ripeto, Unknown caller sarebbe stata la morte sua.
Aspetto fino a quando non escono dal palco e non si riaccendono le luci per perdere la speranza di sentire Pride. Tipo sorpresone, capito? E invece nulla. Beh, ho un alibi per andare a un altro loro concerto ![]()
Il concerto è finito, andiamo in pace; ma soprattutto andiamo a piedi. Ci si incontra fuori dallo stadio con il succitato Sacherfire più amico, due parole sul concerto e poi la cosa più importante: come torniamo a Porta Nuova? C’è un elicottero? Un traghetto che passa per le fogne? Posta pneumatica? Passano svariati tram dove la gente è spiaccicata sui vetri come The fly (per rimanere in tema).
Niente, si desiste, e dopo una camminata di una quarantina di minuti ci si saluta.
La sera dopo torniamo casualmente in zona stadio; stanno ancora smontando il palco (da fuori si vedono le gru e si sentono rumori cantieristici).
Comodo traslocare per il mondo quel coso lì…
Mercoledì scorso, 25 novembre, secondo concerto dei Depeche Mode. A Bologna, Palamalaguti, o Futurshow Station come volete.
Beh, diamo un po’ di voti no?
Voto 10 al trasporto in loco. Il fido Luigi ci ha trasportati con solerte premura e notevole agilità direttamente davanti al palazzetto. Il trucco stava nel fatto che non siamo usciti a Casalecchio, dove inevitabilmente si era formato un lungo serpentone di auto, ma aver dribblato per la Via Emilia per circa una decina di chilometri. La soddisfazione mentre stavamo arrivando dalla parte opposta della coda è stata notevole.
Voto 5 alla fila per entrare, che si è formata davanti ai cancelli chiusi. Che se sapevamo che gli ultimi tornelli erano liberi ci saremmo messi in coda direttamente lì. Quando abbiamo realizzato, in un attimo eravamo dentro.
Voto 2 ai “tutori dell’ordine pubblico”, che controllavano zaini e zainetti all’ingresso in tenuta antisommossa manco fossimo stati al live di Burzum.
Voto 10+ alla scenetta coi suddetti. Io, mega zainone Seven direttamente from liceo, vengo ovviamente fermato subito. Dentro, due bottigliette d’acqua ancora da aprire. “Hai bottiglie?” – “Ehm… sì…” – “Ok allora devi darmi i tappi”. Tiro fuori la prima bottiglietta, stappo, consegno il tappo. Ravano per cercare l’altra, ravano, ravano, ravano ancora… “No ok dai va bene così”. Entro in palazzetto, frugo nella tasca interna della giacca, prendo il tappo di scorta e ritappo la bottiglia. Autoinculati, idiota. ![]()
Voto 3 ai bagni. Ce n’erano due, di cui uno chiuso. La fila per andarci cominciava a Borgo Panigale, ed era segnalata in aumento persino da Isoradio. Troppo difficile dislocare una decina di bagni chimici nel parterre.
Voto 1 ad una tipa poco dietro di noi che quando hanno cominciato a suonare i Soulsavers, alla prima canzone ha esclamato “eh che due balle, quando cazzo se ne vanno questi?”. E tu, nostra regina delle mestruazioni, non potevi arrivare un’ora più tardi invece che sprecare aria che già qua dentro non è che ce ne sia a chili?
Voto 6 ai Soulsavers, appunto. Non è che mi sia proprio sprecato ad ascoltarli, ma non dispiacevano assolutamente.
Voto 8 all’inizio del concerto. Apprezzatissimo il logo “DM” con quei caratteri partricolari (in alto a sinistra, in arancione) che gira continuamente nella sfera al centro del megaschermone. In Chains perfetta per aprire le danze; inizio assolutamente esplosivo, che mi porta direttamente a dire che…
Voto 10 all’acustica. Dio santo, mai sentito un concerto così pulito. Forse perchè eravamo a una quindicina di metri dal palco, decentrati proprio verso le casse. Forse perchè il mixaggio era comunque fatto come si deve. Non so, sono rimasto a bocca aperta. Avete presente volume a palla per due ore e le orecchie che NON fischiano a fine concerto? Ecco, questo intendo per suono pulito. Bassi e acuti bilanciati perfettamente, etc…
Voto 7 alla scaletta, questa:
1. In Chains
2. Wrong
3. Hole to Feed
4. Walking in My Shoes
5. A Question of Time
6. Precious
7. World In My Eyes
8. Fly on the Windscreen
9. Insight
10. Home
11. Miles Away/The Truth Is
12. Policy of Truth
13. It’s No Good
14. In Your Room
15. I Feel You
16. Enjoy the Silence
17. Never Let Me Down Again
Encore:
18. One Caress
19. Stripped
20. Behind the Wheel
21. Personal Jesus
Allora, bilanciamo il voto in questo modo: darei un 8 solamente perchè rispetto a Milano hanno tolto Piss (ehm, Peace; si nota che vado matto per quella canzone?) e hanno messo Behind the Wheel. Behind the Wheel. È esploso il palazzetto.
Darei un 6 perchè Waiting for the Night, scusate? Eh? ‘Ndo cazzo l’avete lasciata? Sempre a Milano immagino, infami.
Invece una scelta “a monte” un po’ discutibile è stata quella di fare Precious dall’album precedente; che per carità è molto bella, ma un John the Revelator avrebbe fatto ballare pure quelli del pronto intervento in tuta arancione, ma tant’è, son scelte.
Voto 7 alle pippe mentali di Corbijn sul megaschermo. Alcune inutili o bruttarelle, ma la maggior parte azzeccate o comunque degne di essere viste. Esempi: gli M&M’s / Smarties su Policy of Truth; ma perchè?
Al contrario, apprezzatissimi Personal Jesus (Martin che fa headbanging, cioè, sei grande ciccio!) o Enjoy the Silence, che a me gli astronauti che arrivano tutti lenti e poi stanno lì e poi si cambiano le facce e poi… beh, non so, mi ha colpito (anche a Milano mi rimase molto impresso).
Tiè, per dire.
Voto 2 in geografia a Gahan. Thank you Milano! (o Good evening Milano!, non ricordo), seguito da un vociare perplesso del pubblico… No caro, non ci siamo. Vabbè, ma lui si sbagliò pure in Perù quando ha detto “Goodnight Cile” (ma poi alcuni dicono di no), e secondo me lì s’incazzarono anche di più. Se tanto mi dà tanto la sera dopo Bologna, a Torino, avrà ringraziato il caloroso pubblico di Valeggio sul Mincio, chissà.
Voto inclassificabile alle tre notarelle accennate da Gordeno (era lui? correggetemi se sbaglio) di Just Can’t Get Enough; il pubblico ha continuato a canticchiare per un po’, poi ha gettato la spugna. Cattiiiiiivo! ![]()
E così è finito anche il secondo concerto dei Depeche Mode. Votazione complessiva… un bel 7; e data la vicinanza al palco e la favolosa acustica del palazzetto, nettamente migliore di Milano primo anello. Certo, siamo morti nella bolgia delle prime file, ma ne è valsa la pena.
Torna l’amatissima rubrica sembra Nutella ma non è, guarda il colore sai che c’è? credo sia merda peppereppè.
E torna con l’italianità, con il nostro amato, ma che dico, amatissimo Vasco Rossi, che evidentemente ha finito le idee ai tempi di respiri piano per non far rumore ti addormenti di sera e ti risvegli col sole (quindi si va indietro).
E allora perchè non prendere Creep dei Radiohead, metterci un po’ di NA NA NA dentro, condirla con un po’ di afonia diffusa made in Marco Carta, e tirarci fuori quest’orrore vaschiano?
Per i fan di Vasco, quelli che sono cresciuti a pane e NAI NA NA NA NA NA NAH, FAMMI GODERE, consiglio invece questo, si sa mai che capite in tempo di aver sbagliato…
(Che poi, porco cane, ma non puoi coverizzare che so, Giusy Ferreri? Le Vibrazioni? NO! Quella là Personal Jesus, ‘sto scoppiato Creep… abbastaaaaa!)
[via Dietnam]
Se chiamate il centralino del Comune di Poviglio, provincia di Reggio Emilia, e vi mettono in attesa, parte Sultans of Swing.
Brunetta impara, qui sono avanti
-Ho dato un esame.
-Ho visto i Depeche Mode a MI. Bella lì.
-Ho fatto 42 ore di straordinario.
-Ho accumulato più di 500 feed, cercando comunque di leggerne qualche decina al giorno.
-Ho scoperto i Porcupine Tree.
-Ho traslocato 87 GB di roba da un pc ad un altro (quello dei miei).
-Ho cambiato il mio, di pc.
No, era solo per spiegare il mio non stracagare il mondo internauta.
Appena ho un po’ più di tempo vi aggiorno con i casi umani del giorno; che qui il caldo sforna perle giorno dopo giorno.
Sono il primo a dire che gli U2, pace all’anima loro, sono morti.
Ma da ex super-mega-iper-uber appassionato non posso essere “happy to go blind” (eh, senza la citazione) verso il loro glorioso passato, circa 17-18 anni di carriera con tantissimi alti e pochissimi bassi.
Potrei anche citare inflazionatissime loro canzoni (ma comunque pregne di significati, chè sappiate che “One” non è solo una canzone d’amore, e “Pride” non è solo una canzone di pace); ma non servirebbe assolutamente a NULLA, perchè i maggiori detrattori riuscirebbero a smontarvi i quattro dublinesi nel giro di pochi secondi.
In effetti l’hanno fatta grossa.
Ma tutto quello che hanno fatto, rimane.
Gli anni ’80 sono stati ANCHE gli U2. Beh, per non dire i ’90.
Insomma, a me sta cosa mi sta un po’ qui sul gargarozzo…
A uno stravolgimento di questo tipo, anche se di tutt’altro genere, in fondo abbiamo assistito anche qui in Italia; anche se la band non era così “famosa” (interplanetariamente parlando) ma ha comunque contribuito ad un pezzo importante della musica.
Cioè, Giovanni Lindo Ferretti, praticamente quello che suggeriva i discorsi a Lenin, ha cominciato ad andare al Meeting di Rimini e a leggere gli scritti di Ratzinger (che è diventato il suo maestro).
Cioè, a me, come dire, frega proprio cazzi, ognuno nella sua vita fa quel che vuole.
Però insomma, lasciate un po’ in pace bonino vox, eddai ![]()
[no, non l'ho scoperto oggi della svolta mistico/integralista di Ferretti; semplicemente mi sono rotto di sentir dire peste e corna degli U2]
Dopo Raggiungi Fuori e Tocca Me, è arrivato un altro momento orrore per le vostre orecchie.
Rivisitare “Close to Me” dei The Cure in versione Asereje, perchè non ci avevano pensato prima?
Io mi inchino di fronte a cotanta sfrontatezza della Pink di turno, o chi cazzo mai sia, perchè veramente ci vuole fegato per tirare fuori una schifezza simile.
Manca solo la nona di Beethoven rappata e scratchata; uh, mi mordo la lingua, si sa mai che prendono spunto…
(ma quando dice, con quella vocina finto-maddaffacca “I’ve made myself so sick”, ma quanto vorrei tirarle giu ventotto denti?)
Ieri sera le gemelle del destino mi hanno segnalato un video su YouTube, una specie di collage di foto fatte nel nostro locale preferito, che ve lo dico a fare, l’Onirica.
Ce lo abbiamo solo noi, ce lo teniamo stretto, eccolo!
E in un paio di foto appare anche il sottoscritto. Come a dire, io c’ero!
(ma voi lo sapevate che gli Afterhours, nel 98, hanno suonato in quel buco? Ecco, ora ho finalmente le prove)



