…e credo di essere anormale, ebbene non lo so
Beh e quindi stamattina sono andato a fare il prick test, ovvero quel coso che ti fanno i buchini nella pelle e ti mettono le goccine con gli allergeni per vedere di che morte dovrai morire.
Il test fa effetto dopo dieci minuti:


La sensazione era di aver fatto il bagno nelle ortiche.
Risultato: se mi volete fare un grosso sgarbo regalatemi, nell’ordine:
-un ontano
-una betulla
-un nocciolo
-un olivo
-un po’ di erba canina
Da parte mia combatterò con collirio e antistaminico.
Che rottame.


Parco Ducale, Parma, 19 aprile 2008
Il canal! Chi gà bagnà el canal?!
Ieri come una vecchia novantenne continuavo a ripetere e ripetermi che erano anni che non pioveva così tanto e con così tanta intensità.

Neanche negli autunni più piovosi, e stamattina ne ho avuto la riprova.
Abito qui da quattro anni ormai, e sotto la finestra di camera mia passa un canaletto che a memoria d’uomo è sempre stato asciutto.
Questa mattina mi sveglio, apro la finestra e..
Il Rio Arianna (anche detto Arianazzo) regala uno scrosciare d’acqua a me sconosciuto.

[in blu il canale, in rosso la distanza]
È proprio il caso di dire “Che stagione, signora mia!”
Adesso non possiamo più prendere in giro il silvico nanismo ![]()

[foto repubblica.it]
Signor Presidente, il suo primato è stato miseramente scalzato.
Brunetta rules.
Rules poco, ma rules.
Ecco qua tutto il materiale raccolto dalla mia compattissima Benq.
Le foto stanno qui; vi invoglio pure a visionarle, beccatevi ’sto pezzo di figo

(attenzione: tutti i commenti al di sotto del “wow, ma Bredde Pitte se ti vede crepa d’invidia!” saranno brutalmente cassati)
Invece i video sono i seguenti, in particolare:
1. Acropoli
2. Partenone
3. Atene dall’alto
4. Epidauro, teatro
5. Tolo, dalla camera d’albergo
6. Sulla nave, tour
7. Sulla nave, corridoio e stanza
8. Sulla nave, ponte
Sì, lo so, da grande non farò il regista ![]()
Alcuni hanno il commento, alzate il volume per sentire.
Ieri sera si è svolto in quel di Parma il raduno di twitteri e bloggeri emiliani, organizzato dalle solerti Fran e Stella86.
Io ho partecipato a metà, causa festa di laurea nella prima parte della serata.
“Loro” hanno pure mangiato ‘a pizza, e a giudicare dalle vicissitudini con il cameriere direi che mi sono perso delle gustose perle.
Sarà per la prossima (voi emiliani che state leggendo: siete invitati da contratto!)
Dopo alcune defezioni il gruppo (oltre a Fran e Stella86, anche Adamo, Limine, Felter e Sara) si è diretto all’incontro prestabilito davanti al pub e qui ha trovato il tavolo più grande del mondo, tanto che è stato scomodato Odifreddi per un calcolo ottimale delle postazioni che i bloggers avrebbero dovuto prendere attorno alla mensa.
A questo punto la chiacchiera è partita in modo selvaggio, un po’ bloggera e un po’ no.
“Bloggera” nel senso che, per dire, ho espresso tutta la mia stima e ammirazione per la foto della Fran con l’Andrea Beggi al Torino Barcamp 2008; lei mi ha pure confessato di scambi di sms; robe grosse. O nel senso che, per dire, si è pensato ad un linka linka che ti scalo La Classifica (e infatti come potete ben vedere ho or ora i miei pepè sulla testa di Beppe Grillo).
“Un po’ no” nel senso che non sono mancati episodi al limite della decenza.
Parliamone un po’.
Parliamo di questo corvaccio assassino (sottoforma di donna, credo) che, non nel pieno delle proprie facoltà neuro/psico/motorie, si è diretto verso la porta della cucina (sulla quale era appiccicata la targhetta PRIVATO) cercando il bagno.
Non avendolo trovato (e già lì il gruppo si cappottava dalle risa) sceglie l’altra porta, quella con la targhetta TOILETTE (strana la vita a volte), entra e armeggia per un quarto d’ora circa con la serratura.
Ahimè, corvaccia oscura e maligna, vano fu il tentativo di chiuderti dentro!
Dopo qualche istante arriva un baldo giovine il quale non vedeva l’ora di mettere in pratica la sua naturale regolarità (però quella dal davanti, suppongo, spero), e senza ritegno alcuno apre la porta cogliendo la corvaccia nel di lei momento di naturale regolarità.
Il resto è storia.
Soprattutto non sappiamo cosa si sono detti i due una volta trovatisi tete-à-tete (o pisell-a-patat, come volete).
E insomma, bella serata.
Abbiamo anche qualche reperto fotografico, che potete trovare qui e qui.

Gira voce anche di un video. Prossimamente su questi schermi.
Accidenti volevo mettere la foto di quest’estate in cui siamo oggettivamente ed insindacabilmente bellissimi; se qualcuno mi regala uno scanner…
Comunque rimedio con questa che è repertoriale, diciamo aprile dell’anno scorso.

Due anni, uh uh, qui la cosa si fa seria; dovrò cominciare a dire in giro che stiamo insieme…?
Bacio e quant’altro, tu sai cosa ![]()
Ho riesumato da un cassetto, qualche giorno fa, il mio vecchio orologio al quale ero molto affezionato.
Ricordo di averlo miseramente abbandonato con l’avvento del mio Philips Genie scass-edition, meglio conosciuto come un cellulare addirittura in grado di fare telefonate.
Tutto ciò avvenne circa tra la terza e la quarta liceo.
Eh sì, che te ne fai di un orologio quando puoi estrarre il cellulare dalla tasca in ogni momento?
Da allora ho smesso di portare orologi.
E beh, insomma, dopo averlo rivisto mi sono sentito in colpa per avergli fatto questo torto, e l’ho rimesso al polso.
L’orologio in questione è uno Swatch “Body and Soul”, codice YAS100, della serie Irony Automatic, collezione autunno-inverno 1997:

Bellino eh?
Mi ricordo che appena entrato nel negozio mi colpì subito per la particolarità di non avere di fatto il quadrante, ma semplicemente un mega finestrone sul meccanismo.
Inoltre è automatico, nel senso che non ha pila, ma viene caricato con il movimento del polso tramite un rotore (quella specie di mezzaluna che vedete sotto) che gira sul suo asse, sul retro dell’orologio (anch’esso totalmente trasparente).

Inutile dire che me ne innamorai subito e per la cifra di (vado a memoria) circa 120, 130 mila delle vecchie lire mi fu regalato dai miei genitori.
Era il marzo del 1998, come recita la garanzia.
E’ un orologio praticamente indistruttibile, la cassa è in acciaio inossidabile e i vetri anteriore e posteriore veramente resistenti (direi antigraffio, ma con l’uso è praticamente impossibile che non venga qualche segnetto, ma nulla di che).
Ho temuto per il fatto che è stato fermo per così tanti anni; infatti l’orologio “perde” la carica dopo circa 40-48 ore (per questo è un orologio che va portato, anche in casa); per farlo ripartire l’ho agitato per qualche ora e lentamente ha ricominciato a camminare. Una volta ripreso il ritmo ha ricominciato a macinare secondi come se nulla fosse.
Ecco… la precisione non è il suo forte; mi ricordo che ai tempi si perdeva un cinque minuti al mese, ma dipendeva dalle volte; probabilmente dai movimenti, dalla vita più o meno sedentaria/dinamica…
Non dobbiamo dimenticare infatti che è completamente meccanico (non c’è una pila che viene ricaricata, è semplicemente il movimento della mezzaluna che carica una serie di molle) e quindi non paragonabile con la precisione dei normali orologi al quarzo.
Qui potete trovare un negozio online che vende vecchi Swatch, in particolare il mio; cliccate sulle immagini perchè meritano veramente!
Tra l’altro penso che presto mi comprerò anche io il cinturino nero di pelle, visto che quello che ho su ora è il classico con le maglie elastiche in acciaio (come la cassa).
Notato il prezzo? 120, esatto, ma non mila lire bensì euro. E’ anche vero che l’acquisto risale a dieci anni fa.
Qualcuno di voi ha mai avuto un Irony Automatic? Non ne ho mai visti in giro… hanno fatto così poco successo?



