..e credo di essere anormale, ebbene non lo so

All’inizio era un po’ triste.
Nessuno voleva adottarlo, si sentiva abbandonato, desiderava una casa ma nessuno era disposto a prendersi cura di lui.
ghiaccio1

Poi sono arrivato io.
Lui mi ha guardato, ha pensato “eccone un altro che arriva, mi fa due carezze, e se ne va lasciandomi come hanno fatto tutti”…
ghiaccio2

Infine è scattato qualcosa… mi ha graffiato sulle dita, si è impigliato con le unghie alla maglietta… sto bastardo…
… e allora ciao, mi ha incastrato.


Si chiama Ghiaccio, e tra una decina di giorni vivremo insieme :D

Sì perchè tutto sommato lo è stato; e poi insomma, il mio primo concerto, fosse stato bruttarello in ogni caso non l’avrei mai ammesso, e quindi, andando in rigoroso ordine, cominciamo.

Si arriva allo stadio olimpico di Torino alle ore 17:00, i cancelli sono stati aperti un’ora prima; il terzo anello è quello più in alto, ma la visuale è eccellente, soprattutto considerando il prezzo del biglietto. Siamo “in prima fila”, davanti abbiamo solo il parapetto e poco più in là The Claw, quel coso qui sotto (non quello con la birra in mano):
u2

L’attesa è stancante, la tribuna est, come insegna la legge dei punti cardinali, è guarda caso di fronte alla ovest, e fino alle 20:00 circa il sole si è gentilmente piantato nelle retine di noi poveri spettatori.
Suonano i Kasabian, che non ascolto con grande trasporto, ma il batterista ciccio mi fa tenerezza, tutto trafelato. Si prendono i loro applausi e poi attesa di rito, fino a che non arrivano sul palco gli U2, alle 21:15 circa.

Space Oddity (David Bowie)
Entrano dal fondo del palco con questo sottofondo; buono, mi piace.

Return of the stingray guitar
L’intro vera e propria; bella carica, strumentale, permette a Bono di saltellare lungo il cerchio esterno e prendersi fiumi di applausi. Tutto perfetto se poi il concerto non cominciasse con…

Beautiful day
Ma come, ci metti tutto sto gran carrozzone nuovo e tirato, e poi cominci con una canzone di dieci anni fa? È un bellissimo giorno, non lasciarlo andare via, è un bellissimo giorno, uh uh. Esordio bruttarello; Breathe andava più che bene, ma la canzone che più di tutte si sarebbe prestata per aprire i concerti del 360° Tour è sicuramente Magnificent, ma la scelta è di metterla sempre come seconda o terza in scaletta.
Altra cosa che non mi piace, le luci accese (che si spengono appunto solo in Magnificent); l’atmosfera ne soffre parecchio, il palco è un po’ morto e i fari dello stadio danno solamente fastidio; perchè questa scelta?

Magnificent
Si spengono le luci, Bono chiede come al solito “che ora è nel mondo, e dove stiamo andando? Milano? Venezia? Bologna? Toriiiinooo!” e parte la schitarrata; che infatti aprirebbe con grande dignità un concerto, ma loro non mi vogliono mai ascoltare, e allora fate un po’ come vi pare. È una buona canzone, non fra le loro migliori, ma è sicuramente una che riascolterei volentieri nei prossimi tour.

Get on your boots
Non ci trovo nulla di entusiasmante; fanno il compitino, suonano il singolino accattivante, get on your boots, yeah yeah yeah, fine. Andiamo avanti.

Mysterious Ways
Immancabile in questo tour, piace al pubblico, piace a me, e gli intrecci di braccia e mani che accompagnano la canzone nel cilindro/schermo/tapparella ci stanno proprio bene.

I still haven’t found what I’m looking for
Una delle mie canzoni preferite, mi sono abbastanza sciolto; speravo lasciasse cantare qualche pezzettino al pubblico, ma ha fatto tutto lui; poco male, va bene lo stesso. Mi pare che prima faccia un discorso (presenta gli altri tre cialtroni, parla di quando s’è scassato la schiena…); discorso che è preparatissimo, tanto che sul cilindroschermo appare la traduzione tipo karaoke, fatta probabilmente dal primo che hanno trovato per strada, con unico requisito non sapere l’italiano. Solite cose, Larry è il bimbo, siamo una famiglia, io sono il figliol prodigo, e cose così.

North Star
Che sarebbe la prima inedita (se togliamo l’intro); si spengono tutte le luci, ma proprio tutte, e lo stadio si riempie di accendini, cellulari e fotocamere (che cazzo fotografano, lo sanno solo loro); momento soporifero, gli inediti li odio con tutto il mio cuore, per fortuna dura poco.

Glastonbury
Altro inedito, scritto per il Glastonbury Festival (a cui, per la cronaca, ha partecipato solo The Edge causa scassamento schiena di Bono, suonando Where the streets have no name con i Muse, youtubatevela subito perchè secondo me merita). Altra dormita, un po’ disturbata perchè questa canzone è meno soporifera. Avanti.

Elevation
Ah ma allora siamo al Delle Alpi, ed è il 2001, e io non lo sapevo. Eh ma che palle, questo vuol dire che devo ancora finire i compiti delle vacanze e mi aspetta la terza (o quarta?) liceo a settembre.
Ma la finite di suonare ‘ste cagate pazzesche? Fa te se mi devo sorbire una canzone che dice più o meno “una talpa, che scava in un buco, che scava la mia anima, adesso andando giu, scavo“… Ma che è, l’Expo di Milano? Come mi dirà poco dopo Sacherfire, siamo di fronte ai “nuovi classici”; tristume a palate.

Tanti auguri a The Edge (e alla sua cuffia, che il 6 agosto sia mai che ti pigli un raffreddore) e poi…
In a little while
Ok, facciamo anche Wild honey reinterpretata dagli Amici di Maria e abbiamo concluso la serata.

Miss Sarajevo
Uh uh, sorpresona!!! Non la conosce NESSUNO, tutti si stanno chiedendo che cazzo sia quell’acuto che lancia nella parte di Pavarotti, ma io l’ho goduta. Il piacere lascia lo spazio al dolore quando capisco che l’hanno messa al posto di Unknown caller. Peccato, sicuramente la migliore dell’ultimo album, e il fatto che la cantassero in tre la rendeva stupidamente speciale. Tra l’altro perfetta per la chiusura del concerto, altro che Moment of surrender. Adesso pare l’abbiano messa in scaletta (la Miss Sarajevo) per questa nuova leg, e vabbè, son scelte, in fondo è una piccola perla, e ci sta.

Until the end of the world
Si torna a ragionare, a pescare a caso da Achtung Baby si fa sempre centro; bello il teatrino finale con le due passerelle che si avvicinano e Bono e The Edge che cercano di toccarsi le mani.

The unforgettable fire
LA canzone rivelazione di questo tour; c’è da sciogliersi. Un arrangiamento bello tirato e secco, pulito, essenziale. È da commozione. Chi non la conosce (dovrebbero punirli con l’ergastolo) si gode lo spettacolo della tapparella che scende, fuochi d’artificio, forme colorate sinuose… insomma, ce n’è per tutti. Ai miei figli potrò dire “io l’ho sentita live”, e sarà un momento di grande orgoglio.

City of blinding lights
Non mi è mai piaciuta particolarmente (forse anche per l’odio viscerale che ho per quell’inutile album a cui appartiene); continuano i giochi di luce con il tapparellone; molto coreografica, la gente si svocia cantando “oh mi sembri così bella, stasera, nella città delle luci che brillano”. Un poeta proprio eh, come no.

Vertigo
Un, dos, tres, catorcio!
Stendiamo una tapparella pietosa.

I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight
Non riesce a non piacermi, anche in questa versione remixata iniziale con i faccioni dei quattro che tengono il tempo nello schermone, che poi sfocia in un finale brillante e fedele all’originale. Mi piace Larry che si veste di bonghi e comincia a sbongolare per il cerchio; la salvo, ma solo per questo tour. Piccolo accenno di Discotheque e, se non erro, pure Mofo.

Piccola intermission sui diritti civili in Iran, e tutto diventa verde… parte
Sunday bloody sunday
Anche questa essenziale, giusto così, non serviva nessun discorso a metà prima dell’ultimo ritornello; buona risposta di pubblico. Un’altra delle mie preferite, soprattutto dal vivo.

MLK
Buona introduzione per quello che segue, la gente non ci fa molto caso, alcune facce sono molto interrogative, si chiedono quand’è che finiranno gli inediti; uff, ‘gnoranti.

Walk on
Interessante solo per lo sfracasso di gente che entra sul palco e si dispone sul cerchio esterno con le lanterne; sono quelli di Amnesty International, e tutto il baraccone è per Aung San Suu Kyi; Walk on è dedicata a lei, e Bono dice anche due parole sulla situazione della Birmania.

Primo encore, uscita e rientro per partire alla grande con…
One
Preceduta dal facciozzo di Desmond Tutu, vescovo antiapartheid, che in poche frasi introduce la cazone; One si adatta bene a una molteplicità di temi e situazioni, il messaggio che porta è forte e mai banale; momento come al solito intimo ma corale, visto che probabilmente è la canzone più conosciuta dei cialtroni.

Where the streets have no name
Attesissima anche questa, introdotta da Amazing grace, ed è subito momento mistico; Bono ci sguazza in queste cose, e lasciamolo sguazzare. Becca l’acuto ma si allontana dal microfono perchè ha paura di steccare; si vede che son nove mesi che non canta.
Parte Streets ed è tutto molto bello; rosso, rossissimo, manca solo l’antennone al centro che illumina tutto poche battute dopo l’inizio vero e proprio; secondo me non era voluto, è stato un errore, e il tecnico luci ha passato un brutto quarto d’ora. Ma ci è piaciuta molto; ero così preso che non ho visto se Bono ha fatto il giro di corsa… vabbè, non ho voglia di controllare.

Secondo encore, con il cosino alieno che dice “Baby baby baby…”
Evvai! Ultraviolet!!!
Seh, sta ceppa.
Sorpresa nella scaletta, direttamente from Popmart Tour, Hold me, thrill me, kiss me, kill me.
Non so se essere contento o deluso. Certo Ultraviolet valeva il prezzo del biglietto, ma anche Hold me regala emozione. Bono si presenta con una sobria giacchetta che spara giochi di luce laser di colore rosso ovunque, probabilmente quella che si mette per far la spesa all’Esselunga; in più canta con un microfono che, anch’esso rosso (e rotondo), viene calato dall’alto, appeso a un palo, e per non farci mancare nulla ci si appende a mò di Cita; cantando, contemporaneamente. Insomma, una roba da vedere, anche se lì per lì ti viene la strizza che gli parte un disco vertebrale e prenda in un occhio un fan della zona rossa. Bono, sta bono.

With or without you
Altra mia preferita, sono un classicista, che ci posso fare (che poi non è vero, perchè adoro Pop); ancora col microfono da free climbing, questa volta illuminato di blu, e la palla in cima al pennone che spara lucine girevoli per tutto lo stadio; spettacolo. Dal vivo è incantevole.

Moment of surrender
Non mi dice proprio nulla; canzoncina leggera, ballata non troppo mielosa, ma ripeto, Unknown caller sarebbe stata la morte sua.
Aspetto fino a quando non escono dal palco e non si riaccendono le luci per perdere la speranza di sentire Pride. Tipo sorpresone, capito? E invece nulla. Beh, ho un alibi per andare a un altro loro concerto :P

Il concerto è finito, andiamo in pace; ma soprattutto andiamo a piedi. Ci si incontra fuori dallo stadio con il succitato Sacherfire più amico, due parole sul concerto e poi la cosa più importante: come torniamo a Porta Nuova? C’è un elicottero? Un traghetto che passa per le fogne? Posta pneumatica? Passano svariati tram dove la gente è spiaccicata sui vetri come The fly (per rimanere in tema).
Niente, si desiste, e dopo una camminata di una quarantina di minuti ci si saluta.

La sera dopo torniamo casualmente in zona stadio; stanno ancora smontando il palco (da fuori si vedono le gru e si sentono rumori cantieristici).
Comodo traslocare per il mondo quel coso lì…

feltrimerda

Perchè se finisce la carta igienica te la cavi comunque egregiamente.

testimonidimerda

Qualche giorno fa, a Firenze.
Non ho suonato veramente, cosa credete.
Mica erano le 8:00 di una domenica mattina…

venezia
… non so più fare a meno del tuo profumo [cit., dietro la foto :D ]

Era l’estate di un paio di anni fa, precisamente un caldissimo pomeriggio padano, qui nel mio triste paesello.
Chi ti vedo mentre vado a piedi da mia nonna?
La macchina di Google Street View!
E puntualmente, dopo aver mappato Parma, ora si passa alla provincia… ed ecco che…
googlestreetview

Non c’è niente da fare, quando uno è famoso deve convivere con questo genere di cose :D

Questa ho già provveduto a mandarla a photoshopdisasters (vergognandomi tra l’altro di essere un italiano, ma vabbè). Aggiornerò il post con il link nel caso vorranno pubblicarla.
berluscatarocco
[via San Precario; cliccate sull'immagine per ingrandire e inorridire]

Per chi non lo sapesse, qualche giorno fa è uscito in edicola Noi Amiamo Silvio, il libro di propaganda filogovernativa che contiene questo e anche ben altro della vagonata di cazzate, falsità e buffonate che ogni giorno la premiata ditta di associati a delinquere ci propone.
Ho già scritto anche a Studio Aperto, si sa che loro sulle stronzatine di internet ci campano per metà tg; ho però l’impressione che la mia segnalazione cadrà miseramente nel dimenticatoio. Del resto probabilmente il macaco dell’Antartide e i combattimenti clandestini di scarafaggi da fogna sono molto più importanti.

edit: pubblicato puntualmente su PSD; grazie! Il commento più bello è questo: “fake photo for fake politics. Please come to Italy and save us”; leggetevi anche gli altri, sono un buon termometro della visione dell’Italia dal resto del mondo.
Da Studio Aperto invece nessuna risposta; i calabroni del Madagascar stanno rischiando l’estinzione!

Oggi ho seguito un interessantissimo corso sulla comunicazione, incentrato sugli URP, gli Uffici Stampa e la figura del Portavoce nella PA.

cazzaro

Anche le sedie erano d’accordo nel giudizio sul relatore…