…e credo di essere anormale, ebbene non lo so
Masterizzare un DVD può a volte rivelarsi estremamente pericoloso…

Io davvero, non riesco a capacitarmi.
Sul Feisbuc capita spesso che io scriva status divertenti o decisamente politically scorrect o palesemente ironici o dichiaratamente nonsense o che so io.
Gli “amici” destroidi tendono spesso a starmi alla larga (peccato, nascerebbero interessanti discussioni), ma quando partecipano è la morte della comunicazione.
Davvero, riescono a zittirmi con quella loro capacità di non dire un cazzo usando una frase fatta.
Travisando totalmente il senso di quello che scrivo, cosa che Giacomo, nipote prediletto di ben 3 anni e mezzo, saprebbe già decifrare.
E allora via di:
-voi che vi dichiarate democratici, insomma, un po’ di rispetto!
(capisco che esprimere un’opinione non conforme alla visione benpensante susciti un moto di orrore, a meno che l’opinione non sia diretta a chi ha cantato nel serale di ieri facendo quello stupendo passo a due nella coreografia)
-se le cose vanno male è perchè c’è sempre questo disfattismo generale!
(giustamente, e poi l’ha detto anche Barbara D’Urso, quindi stica se c’hai ragione!)
-voi, che siete soltanto dei radical chic (???)
(credono sia un insulto; io non so neanche cosa voglia dire, è come se mi dicessero “ma tu sei proprio un sarmiatore nella tresbia!“, uguale)
E a questo punto mi arrendo; io, che non sono neanche tanto radical e proprio lontano dallo chic, tiro un lungo sospirone, penso a quello che devo scrivere, e partorisco la rispostina da elementari, che fa lo spiegone dello status incompreso.
(ogni riferimento a fatti accaduti o persone esistenti è drammaticamente reale)

Perchè se finisce la carta igienica te la cavi comunque egregiamente.
Allora dovete sapere che nell’ultimo mese sono stato ben tre volte dal medico di famiglia.
Le ultime due è successa una cosa curiosa, ai limiti della normalità; ma del resto dal medico succedono cose come queste, quindi ormai ci sono abituato.
Comunque, succede esattamente ciò che segue.
Dovete sapere che per ritirare una ricetta per medicinali vari (sapete, quelle cose di cui si nutrono gli anziani… tipo “due etti di cardioaspirina e un filone di supposte grazie!“) basta aspettare che il paziente che è dentro esca; il medico ha già pronte le ricette, stampate alla mattina, come da richieste ritirate il giorno prima da una apposita cassettina.
Ottimo metodo per non far aspettare ore chi in realtà deve ritirare solo un foglio.
Allora dicevo, queste due volte è entrato un tizio, ovviamente vecchio (chevvelodicoaffà).
Gente seduta, chi si sventola giornali per il caldo, chi li legge, chi si spulcia le unghie dei piedi (…)
‘Sto tizio, che deve appunto solo ritirare la ricetta, esordisce con: “C’è la dottoressa???”
Cioè, ma ti pare che stiamo aspettando l’autobus per Parma? O che siamo qua per apprezzare reciprocamente le nostre fetide ascelle? Cos’è, una gara e chi ride prima ha perso? MA SEI BEOTA???
No davvero, non ho parole.
E per finire, per ben due volte ho beccato l’informatore scientifico del farmaco. La prima volta è passato davanti a tutti, tranne a un vecchietto che s’è incazzato a bestia diventanto il paladino della sala d’aspetto, con tanto di onorificenza quale martire della resistenza armata proletario-sanitaria. La seconda volta, oggi, stranamente non ha detto niente e s’è fatto la sua fila.
Comunque non è finita qui, mi aspettano altre esilaranti avventure nel magico mondo delle sale d’aspetto…
Scena: in centro a Parma, sabato pomeriggio.
Io ed Elena in giro per negozi; ad un certo punto ci viene incontro un uomo con in braccio un bimbo nato circa due ore prima (veramente piccolo e ancora tutto rugosetto… insomma, nuovo di pacca);
-Io: “Uh hai visto? Quell’uomo con quel bambino… piiiccolo, minuscolo!”
Nel mentre ci avviciniamo a una vetrina, davanti alla quale staziona un’anziana suora, che disgraziatamente mi ha sentito…
-Suora: “Avete visto anche voi? Era proprio piccolo eh? Eh eh! Piccolo eh proprio eh!
-Noi: “Eh sì, proprio carino il bimbo…”
-Suora: “Eh, davvero, poi quando sono così piccoli eh, proprio belli eh, ma che belli eh! Eh sì…”
-Noi: “Eh sì…” (tentiamo l’allontanamento tattico…)
-Suora: “Eh ma poi crescono… anche troppo!”
-Noi: “Eeeehhhh… sì… saaaaalve eh…” (girando l’angolo facendo segni della croce al contrario e invocando Satana).
Ma… cos’avrà voluto dire???
Sì no cosa avete capito.
Ho fatto la mia prima lavatrice; lo so, siete fieri di me.
La seconda è in fase di andamento, secondo una rigorosissima coda RIRO (per chi non lo sapesse, le due code più famose sono LIFO, Last-In First-Out, e FIFO, First-In First-Out), che sta per Random-In Random-Out; consiste praticamente nel pescare panni sporchi a caso dal cestone, senza riguardo delle mutande che ivi giacciono da una decina di giorni, e magari a favore della maglietta appena depositata.
Il prossimo upgrade sbloccherà il mistero dei colori, con le nuove feature di temperatura di lavaggio, macchie su colorati, additivi.
Come dice signora mia? Stir-chè? Una volta asciutti non è finito il gioco?
Sale la febbre da mondiali di calcio.
E si sa, quando sale la febbre, si inizia a delirare.
Ecco infatti in anteprima per voi la tamarrata destinata all’italiota medio, l’inutile accessorio simbolo del patriottismo calciofilo, l’ennesima omologazione del triste zombismo da mondiali, che affligge puntualmente ogni quattro anni, per un mese, il popolo dello stivale:

Orologio “Too Late”, quel coso che hanno preso un anello di caucciù, il digitale del Dixan anni ’90, e alla modica cifra di diciotto euro ne hanno cavato fuori l’inutile moda dell’estate 2009; ora rinnovato, cioè no, l’hanno solo prodotto in azzurro.
Più…
Tris di braccialetti sempre in gommaccia, verde bianca e rossa, da abbinare all’orologio, per far sapere a tutto il mondo quanto siamo gli sfigati dell’occidente, i buzzurri dell’europa, i soliti pizza pizza marescià.
Tenetevi pronti, inizia lo sciò.

Qualche giorno fa, a Firenze.
Non ho suonato veramente, cosa credete.
Mica erano le 8:00 di una domenica mattina…



