..e credo di essere anormale, ebbene non lo so
Donna sulla trentina: “Vorrei un’informazione: io per le elezioni sono in viaggio di nozze. Posso votare via internet?”
[sì, ma certo, come no, un attimo che mettiamo in piedi il server di seggio e poi siam pronti eh...]
Signora al telefono: Buongiorno, senta noi siamo in tre, io, mio marito e mio figlio, che è già maggiorenne.
Dobbiamo rifare la carta di identità… solo che mio figlio avrebbe dei problemi di orario
Io: Siamo aperti anche al sabato mattina, e al giovedì pomeriggio
Signora al telefono: Mmm… gli viene difficile comunque… Mmm senta, facciamo una cosa, veniamo io e mio marito e la facciamo per lui!
Io: Eh non mi pare possibile…
CARTA.
DI.
IDENTITA’.
Il documento più personale che esista.
Ritenti, sarà più fortunata.

Mi pare si stia un po’ esagerando.
Ah! Bei tempi, quando per riempire i tiggì c’erano tette, culi e congressi del PDL…
[screenshottato da meteoparma.com]
Inauguro questa rubrica nella speranza di veder incrementare il numero di molte unità; l’inizio promette bene.
Signora sui 70 andanti, la pelle da tacchino da ingrasso, tirata all’inverosimile, con tanto di labbrone Nina Moric.
Arriva prima la ventata di profumo, poi dopo qualche secondo lei.
Signora: Buongiorno, io dovrei rifare la carta di identità; ho anche trovato questa [me la sventola davanti al naso] oltre all’ultima che è scaduta; guardi, avevo DICIOTTO ANNI!
Prendo in mano quel brandello di carta sulla quale è appiccicata una foto in bianco e nero, risalente più o meno al paleozoico.
Signora: Eh, guardi un po’ qua, come ero! Ma si cambiano proprio i connotati, è incredibile, vero?
[signora, c'è coda, magari evitiamo]
Io: Dunque allora, se vuole visto che è scaduta da tempo, facciamo la CIE, prende appuntamento così siamo più comodi e la foto gliela facciamo noi…
Signora: Ah beh, ma se la foto viene male io mica la prendo, la carta di identità!
Io: Beh, non sono vere e proprie foto, è come una telecamera che cattura un fermo-immagine… Volendo si può rifare più volte prima di stamparla…
Signora: Ah ecco, no perchè insomma, io se vengo male non la voglio proprio!
[mmm... butta male la vecchiazza...]
Io: Bene, allora, facciamo per sabato… Le va bene?
Signora: Certo certo, grazie… mi scriva tutto su quel foglietto, grazie
[Prendo un blocchetto di Post-It, scrivo l'ora e il giorno dell'appuntamento, stacco il Post-It, glielo allungo]
Signora: Ma no dai, mi dia TUTTO IL BLOCCHETTO… può sempre servire in macchina, chissà… non trovo mai un foglio quando mi serve da scrivere… Su su, mi dia il blocchetto!
Io: Ehm signora, eheheh, eh, mh, non è che è così automatico, sa, se tutti facessero come lei qua sarebbe vuoto, non avremmo più niente…
Signora: Eeeeeeee ma a lei che le costa, dai…
[questa è PAZZA]
Io: No mi dispiace, il blocchetto rimane qua… senta un po’ la collega se glielo lascia, PER ME È NO [proprio in modalità Mara Maionchi]
Insomma, finisce che chiede alla mia collega, che è impegnatissima in quel momento, ma pur di levarsela dalle palle le regala ‘sti dieci Post-It.
Fra l’altro mi dice che questa è pure sana di mente, e che non ho ancora visto niente; c’è di peggio, molto peggio.
È stato proprio in quel momento che ho avuto l’illuminante idea di inaugurare la rubrica “Il caso umano del giorno”.
Sono il primo a dire che gli U2, pace all’anima loro, sono morti.
Ma da ex super-mega-iper-uber appassionato non posso essere “happy to go blind” (eh, senza la citazione) verso il loro glorioso passato, circa 17-18 anni di carriera con tantissimi alti e pochissimi bassi.
Potrei anche citare inflazionatissime loro canzoni (ma comunque pregne di significati, chè sappiate che “One” non è solo una canzone d’amore, e “Pride” non è solo una canzone di pace); ma non servirebbe assolutamente a NULLA, perchè i maggiori detrattori riuscirebbero a smontarvi i quattro dublinesi nel giro di pochi secondi.
In effetti l’hanno fatta grossa.
Ma tutto quello che hanno fatto, rimane.
Gli anni ’80 sono stati ANCHE gli U2. Beh, per non dire i ’90.
Insomma, a me sta cosa mi sta un po’ qui sul gargarozzo…
A uno stravolgimento di questo tipo, anche se di tutt’altro genere, in fondo abbiamo assistito anche qui in Italia; anche se la band non era così “famosa” (interplanetariamente parlando) ma ha comunque contribuito ad un pezzo importante della musica.
Cioè, Giovanni Lindo Ferretti, praticamente quello che suggeriva i discorsi a Lenin, ha cominciato ad andare al Meeting di Rimini e a leggere gli scritti di Ratzinger (che è diventato il suo maestro).
Cioè, a me, come dire, frega proprio cazzi, ognuno nella sua vita fa quel che vuole.
Però insomma, lasciate un po’ in pace bonino vox, eddai ![]()
[no, non l'ho scoperto oggi della svolta mistico/integralista di Ferretti; semplicemente mi sono rotto di sentir dire peste e corna degli U2]
Terza puntata della telenovela più appassionante dell’Università di Parma: “Alla ricerca dell’esame perduto”, un dramma in tre atti (per ora) che sono sicuro regalerà altre sorprese in futuro.
Ma ripassiamo un po’ per i lettori smemorati.
Nella prima puntata semplicemente richiedo l’elenco degli esami sostenuti, “così, perchè mi va” (no, col cazzo, in realtà perchè gira voce che gli esami si perdano di tanto in tanto [nota per me: embeddare sigla di "Chi l'ha visto" nell'html]).
Manca un esame; torni la prossima volta; le faremo sapere. (semmai una candidaturina alle europee… no eh…?)
Nella seconda puntata interviene Guido Bertolaso che rilascia una dichiarazione sconcertante: “Esami dispersi: sicuramente uno, ma non escludiamo nelle prossime ore un incremento del numero; soccorsi tempestivi, è solo un anno che abbiamo la pratica in sospeso”; nulla di nuovo sotto il sole, dunque.
E finalmente arriviamo ad oggi, o meglio a qualche giorno fa, quando va in onda la terza puntata che vado dunque a raccontarvi.
Succede che avrei bisogno, causa ceppole mie, del famoso elenco degli esami sostenuti fino ad oggi; quale momento migliore per verificare se nel frattempo hanno ritrovato il famoso “Fisica AB”? Sottolineo che nella seconda puntata si sono pure tenuti una fotocopia del libretto (dove l’esame effettivamente risulta sostenuto), quindi io mi ritenevo a posto; loro sapevano cosa cercare, mi dissero che mi avrebbero chiamato, e io semplicemente aspettavo. Vi hanno chiamato a voi? Beh, a me no.
Siccome del suddetto certificato ne avevo bisogno con una certa urgenza, e siccome la Segreteria è aperta solo alla mattina (e io alla mattina per adesso sono al lavoro, quindi marameo), scrivo una mail spiegando la cosa, dando i miei dati (nome, cognome, matricola, e ovviamente la mail dalla quale scrivevo, che era quella dell’università, quindi rilasciata da loro, quindi teoricamente SONO IO CHE SCRIVO, mica “dolceluna92@iahuu.it”), e chiedendo di poter mandare il mio papi a ritirare tre-TRE-TI-ERRE-E fogli.
La risposta, criptica come neanche un discorso di Paolo Fox, è la seguente, che trascrivo fedelmente:
Mi mandi in allegato un suo documento e specifichi l’indirizzo dove lo posso
spedire. Le mando il certificato con il piano di studi e esami sostenuti.
No, dico, voi avete capito?
Io mando il documento in allegato; in allegato a cosa? Alla mail? Ad un fax (non ho il fax!)? Per posta ordinaria (non ho tutto questo tempo…)? E poi il “documento” come lo mando? Scannerizzo? Non ho lo scanner!
Ancora: “specifichi l’indirizzo dove lo posso spedire”. L’indirizzo di posta elettronica? Questo qua, porca paletta, questo qua! Posta ordinaria? Come sopra, non ho tutto questo tempo!
[Nel frattempo ogni tanto visualizzate l'oggetto di tutto 'sto casino della maronna: un elenco esami sostenuti; neanche fosse un documento della C.I.A.]
Dopo i primi cinque minuti di “cosacosachecazzohaiscritto?!?” decido di risolvere alla mia maniera.
Prendo:
-mio libretto universitario
-mia carta di identità ORIGINALE
-carta di identità di mio padre
Rispondo alla mail, dove scrivo che il giorno seguente sarebbe passato mio padre a ritirare il foglio, e precisando che sarebbe andato con la mia carta di identità e il mio libretto, e scrivendo pure gli estremi della SUA carta di identità, così da dimostrare che effettivamente era una persona che io conoscevo. In più, stampo le due mail che ci siamo scambiati. Cioè no dico, pensate ‘sta roba, oh ma pensatela intensamente eh! Roba che se lo sa Calderoli mi mette alle frontiere a fare da controllore a chi entra e chi esce.
Ci siamo quasi eh, ma il bello arriva sempre alla fine.
Questa mattina mio padre va in Segreteria; gli dò:
-mio libretto
-mia C.I.
-le due mail stampate
Ebbene, è tornato a casa con l’elenco degli esami sostenuti.
Però, gentilmente (chè mi ha detto che son molto gentili… bah, si vede che tiran gli schiaffi solo agli studenti, vai a sapere), gli hanno detto che PER LA PRAIVASI non si potrebbe fare.
CIOE’, LORO METTONO FUORI IN BACHECA L’ESITO DEGLI ESAMI CON NOME, COGNOME, MATRICOLA, VOTO, NUMERO DI SCARPE E QUANTI PELI HAI SULL’UCCELLO, E QUESTO TIRA FUORI LA PRAIVASI.
Cioè, davvero, cioè, non so che dire.
Ma una cosa positiva c’è… perchè non bisogna vedere sempre tutto nero.
Dopo quindici mesi di ricerche, hanno trovato Fisica AB.
Tempestivi!



