…e credo di essere anormale, ebbene non lo so

Vorrei averti qui solo per dirti quanto mi dispiace di tutto.
Il mio naturale istinto di difesa sarà massimo, ma se mi guardi dentro sai veramente quello che sono.

A te sono sempre stato trasparente; mi arrampicherò su quel muro per sempre, piangerò dentro, piango dentro, proprio ora, mi sto dilaniando le mani su quel muro, ma arriverò in cima.




Cosa vuoi che sia… una chitarra nel canale destro, un’altra in quello sinistro, una batteria cardiaca, un basso che accarezza il tutto.
Caramelpop, che non ho ancora capito se è una canzone oppure un abbraccio tenerissimo.
Che poi, una volta un tipo mi fa: “Sì vabbè, ma tu ti emozioneresti anche guardando un treno che passa”
Perchè, tu no? Perchè chi cazzo sei tu, dio?
Ma e andare a fare in culo te e il tuo treno?

Le domande della serata sono:
1) Perchè ho sonno ma nonostante tutto non voglio andare a letto? Spero che arrivi lo spirito santo a rimboccarmi le coperte?
2) Perchè faccio sogni stranissimi con gente che muore e vips? Eh? Perchè?
3) Perchè continuo a girarmi a sinistra guardando la sveglia, quando l’orario ce l’ho direttamente sullo schermo del pc? (collegata alla domanda 1)
4), 5) e 6) sono CENSORED

Oggi è stata una giornata “intensa” sotto tutti i punti di vista; le giornate più pesanti in realtà sono quelle che passano anche più velocemente, questo è ovvio. Arrivi alla sera pensando che ti sei svegliato giusto cinque minuti prima, e la prima luce del mattino assomiglia tanto all’ultima del tardo pomeriggio.
Verso le 6, 6:30 si insinua quel dolce mal di testa che ti accompagnerà per tutta la sera, e ormai ci hai fatto l’abitudine, quasi ti manca se non si presenta per una volta.
Giorni che passano, veloci, anche troppo. Tra due giorni sarà Natale; pacco. Tra una settimana si scioglierà la neve e spunteranno i primi fiori sugli alberi, e le giornate cominceranno ad allungarsi in modo veramente troppo molesto. Tra un mesetto si suderà come cavalli, arriverà l’estate un’altra volta. Io probabilmente sarò ancora lì, una volta alla settimana, ad accorciarmi la barba “perchè se no stai proprio male, che sembri… dai, non te lo dico, ma sembri… eh, insomma…” (questa è mia madre), ad uscire di casa facendo una fatica immane per chiudere quel cavolo di portone pesantissimo, a cullarmi con il sibilo del mio computer, a guardare insomma il mondo che, bene o male, si fa le sue solite belle rotazioni e rivoluzioni attorno a quel cavolo che vuole.
Bah adesso concluderei dicendo che non vedo l’ora che arrivi domenica, ma cozzerebbe tutto con quanto scritto sopra (secondo le mie misure temporali, domenica arriverà in circa venti secondi). Ah e poi anche lunedì, non dimentichiamolo.
Vado a far compagnia al mio mal di testa; chè si sente un po’ solo, lì dentro (e un po’ ha ragione). Già penso a domani… giusto due o tre secondi, millesimo più millesimo meno.

ATTENZIONE
ATTENZIONE
PREGO!

Niente.
Ci siete cascati eh?
Ah son troppo simpatico oggi…
E’ che stavo sfogliando il libro di Economia et Organizzazione Aziendale A (fondamentale per il mio curriculum di studi) e ho trovato un esercizio che comincia con “La Prosciutto & Prosciutti è una azienda operante nel settore alimentare [ma và? NDR] che sta ipotizzando di sostituire il sistema di gestione del magazzino…”; come non farvi venire in odio il mondo intero quando si leggono di queste cose?

HO VOGLIA DI RIDERE

oh ma davvero eh…
C’è mica un chirurgo che mi tocchi il cuore?

Non ero io quello, non potevo essere io; sembrano passati secoli, davvero è stranissimo. Non c’è il peso dei ricordi, quelli brutti se ne sono andati (faccio sempre in tempo a recuperare quelli recenti), è rimasta solo una grande dose di ingenuità e “innocenza”, ma non quella dei bambini, non quella di “oh, ma che carino, ma che bellino”. L’innocenza di “ehi, sono qui, non ti mangio mica, non ho mai fatto del male a nessuno nè tanto meno a te, e fai in modo che la cosa sia reciproca”. Voglio dire, io sono io, non sono come gli altri; questo non è scontato.
Sedici mesi, mica duecento anni, sedici mesi. Sedici mesi fa guardatevi indietro e vi vedete come adesso, circa, più o meno, pressapoco… quasi… eh?
Così il tempo passa, così ogni tanto si rompe qualcosa, uno strappo qua, una ferita là, i vestiti si stracciano e rimani nudo; poi si ricomprano ovvio.
Se qualcuno mi chiedesse “ma tu, perchè stai qui? perchè sei qui e continui a rimanerci?” penso che si farebbe quattro risate della mia risposta. Così come avrebbe riso sedici mesi fa, o anche prima, o anche e soprattutto prima.
Ecco, è arrivato, è un bel ricordo: c’è un vagone ferroviario, quel vagone dentro ad un locale da ballo. Cosa? Sì sì davvero, è proprio lì. Poi c’è Close To Me, dei Cure, e poi c’è un sorriso appena accennato alla fine (”almeno questa, niente male davvero”), di quelli che non ho mai visto, e mi si stampa un punto interrogativo in faccia. Le piccole cose mi rimangono dentro; che facciano male o che mi diano nutrimento, sono tutte qui, le stronzate più inutili su questa terra. Sul treno mi sono chiesto perchè, e da quel perchè ne sono nati tanti altri, forse troppi, e stanno ancora tutti qui (nei miei tre organi vitali…).
E’ incredibile; no anzi, è credibile, però se lo credo solo io non vale…

Vi lascio con una citazione, non svelo la fonte: “Innamorarsi è come infilarlo dentro e poi non muoversi”
‘Notte, stasera ho dato il peggio di me.

Si vede tutto negli occhi; sguardo fisso; guardami dentro, e capirai.
Niente parole, solo gli occhi.

Stasera i Daft Punk con il loro Homework, e domattina farà un po’ più freddo.