…e credo di essere anormale, ebbene non lo so
Ho pazientemente aspettato il Signore,
ed egli si è chinato su di me e ha ascoltato il mio grido.
Mi ha tratto fuori da una fossa di perdizione,
dal pantano fangoso;
ha fatto posare i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
MA DOV’E’ DIO?
Il confine tra il bianco e il nero si fa sempre più labile.
Forse sto crescendo (uh che paroloni) e non me ne accorgo, o semplicemente non ho voglia di farlo.
Una delle mie ultime scoperte è; che tutto, ma proprio tutto, dà assuefazione; quindi è inutile allacciare rapporti che poi si perderanno per strada, affezionarsi ad oggetti il cui valore risulterà in futuro nullo. Chiaro, ogni cosa ha il suo tempo, tempo d’inizio e tempo di fine (sto dicendo delle banalità?); forse lo scopo della vita è godersi questo tempo, assaporarne il gusto il più possibile per poi lasciarselo alle spalle, senza tanti ripensamenti. Senza assuefazione quindi.
Un’altro pensiero che mi gira in testa da un po’ riguarda il fatto che è perfettamente inutile sperare. Sì, ok, sperare in cosa? Questo non l’ho ancora capito, datemi un po’ di tempo (tempo… tempo…) e ve lo saprò dire; c’è anche il famoso detto “chi vive sperando…” eccetera, ma non mi trova d’accordo. Chi vive sperando vive per niente. Non so ancora se “smettere di sperare” sia stato un passo avanti o l’ennesimo errore, ma adesso va così
Riassumendo un po’ il tutto: devo guardarmi dentro e capire dove cazzo sto andando, altrimenti potrei andare a sbattere facilmente.
Anzi, magari mi prendo una pausa, così, tanto per rifletterci su.
La canzone di oggi fa più o meno così
is it getting better
or do you feel the same
will it make it easier on you
now you got someone to blame
you say
one love
one life
when it’s one need
in the night
one love
we get to share it
leaves you baby
if you don’t care for it
did I disappoint you ?
or leave a bad taste in your mouth ?
you act like you never had love
and you want me to go without
well it’s too late, tonight
to drag the past out
into the light
we’re one
but we’re not the same
we get to carry each other
carry each other
one
have you come here for forgiveness
have you come to raise the dead
have you come here to play Jesus
to the lepers in your head
did I ask too much ?
more than a lot
you gave me nothing
now it’s all I got
we’re one
but we’re not the same
we hurt each other
then we do it again
you say
love is a temple
love a higher law
love is a temple
love the higher law
you ask me to enter
but then you make me crawl
and I can’t be holding on
to what you got
when all you got is hurt
one love
one blood
one life
you got to do what you should
one life
with each other
sisters
brothers
one life
but we’re not the same
we get to carry each other
carry each other
one
(you hear me coming love
you hear me call
here me knocking
knocking at your door
here me coming love
you hear me call
hear me scratchin’
will you make me crawl)
Su, silenzio.
Eh sì, il 2005 comincia sotto i migliori auspici regalandomi un bellissimo modem rotto comprato circa 40 giorni fa. Certo, sono soddisfazioni, non lo nego. Ci vuole tanta fortuna ma anche impegno costante per fare in modo che la sfiga si concentri sempre e comunque su di me. Un maestro. (ma più maestro di me è chi dovrà comprarsi un monitor nuovo… probabilmente ha risentito dei miei influssi negativi).
Detto questo, mi tocca fare gli auguri di un buon 2005. Vorrei però farli in modo un po’ diverso dal solito.
Sì perché di solito risultano sempre di una banalità sconcertante, suonano di frasi fatte, di messaggini sms riciclati migliaia di volte causa “crismascardvodafonomnitel”.
E quindi vorrei che il 2005 portasse, oltre che la pace nel mondo (massì sto scherzando, non ci credo più in queste cose), un po’ di pace nelle nostre vite. E carpe diem cazzo ![]()
Inoltre l’augurio non è rivolto a tutti. Ah no, ve lo scordate. Solo chi se lo merita, e chi se lo merita… sa di meritarlo.
Dai su, buon 2005.





