…e credo di essere anormale, ebbene non lo so
JINGLE BELLS
JINGLE BELLS
JINGLE BELLS
FUCK
Stamattina mi hanno fatto un regal(in)o.
Non mi piace assolutamente ma ho apprezzato il gesto.
Ma secondo voi il bianco e il nero sono poi così diversi? Non credete che la linea di separazione immaginaria tra questi due colori (ho fatto un esempio semplice ma ne potrei fornire molti altri) non sia altro che una “convenzione” dell’uomo?
Avete mai pensato a tutte le tonalità di grigio possibili?
Quello che voglio dire è che una cosa non sarà mai tutta così o tutta cosà… sarà “un po’ così” e “un po’ cosà”. La purezza, la perfezione, la coerenza assoluta non esistono. Ci pensavo ieri sera, ma è così, ve lo assicuro.
Non si può ragionare per camere stagne, dobbiamo tenere conto di tantissime variabili che qui e là, appunto “variano” la percezione di cose, fatti, persone, opinioni…
Mi sono illuminato, lo ammetto. E anche se non avete capito niente fa lo stesso.
Questo componimento è di Marino Moretti
Io non ho niente da dire
(da “Poesie scritte col lapis”)
Aver qualche cosa da dire
nel mondo a se stessi, alla gente.
Che cosa? Non so veramente
perché io non ho nulla da dire.
Che cosa? Io non so veramente.
Ma ci sono quelli che sanno.
Io - lo confesso a mio danno -
non ho da dir nulla ossia niente.
Perché continuare a mentire,
cercare d’illudersi? Adesso
ch’io parlo a me mi confesso:
io non ho niente da dire.
Eppure fra tante persone,
fra tanti culti colleghi
io sfido a trovar che mi neghi
d’aver questa o quella opinione,
e forse mia madre, la sola
che veda ora in me fino in fondo,
è certa che anch’io venni al mondo
per dire una grande parola.
Gli amici discutono d’arte,
di Dio, di politica, d’altro:
e c’è che mi crede il più scaltro
perché mi fo un poco in disparte;
qualcuno vorrebbe sentire
da me qualche cosa di più.
“Hai nulla da aggiungere tu?”
“Io, no, non ho niente da dire.”
È triste. Credetelo, in fondo,
è triste. Non esser niente.
Sfuggire così facilmente
a tutte le noie del mondo.
Sentirsi nell’anima il vuoto
quando altri più parla e ragiona.
Veder quella brava persona
imporsi un gran compito ignoto.
E quelli che chiedono a un tratto:
“Che avresti tu detto al mio posto?”
“Io…Non avrei forse risposto…
Io…mi sarei finto distratto.”
Non aver nulla, né mire,
né bei sopraccapi, né vizi;
osar fino in mezzo ai comizi:
“No, sa? Non ho niente da dire.”
Ed esser creduto un insonne,
un uomo che veglia sui libri,
un’anima ardita che vibri
da tutto uno stuolo di donne.
“Mi dica, sua madre che dice?
Io so dai suoi libri che adora
sua madre. Nevvero, signora?
nevvero che è tanto felice?
Un figlio! Vederlo salire,
seguirne il pensiero profondo…”
Ed io son l’unico al mondo
che non ha niente da dire.
Oggi tutti contenti, felici di quello che fanno, di quello che sono, di quello che diventeranno. Tutti hanno qualcosa da fare “per”, in prospettiva.
Va beh, piccola constatazione.
Poi… ah, mi sono dimenticato di fare degli auguri… 14 novembre, accidenti. Non so se è un brutto o buon segno.
Da tre giorni ho il rigetto U2.




